PER UN PACCO DI PASTA

Oggi pomeriggio ero in fila al supermercato. Li avevo già notati entrando; da buoni italiani parlavano a voce alta ed erano indaffarati tra gli scaffali. Ci siamo rivisti in fila ed una volta che il nastro ha spostato in avanti la mia spesa per la cena di stasera, hanno iniziato a scaricare il loro carrello colmo di pasta Barilla, Buitoni, pelati Cirio, varie scatole di fagioli e verdura surgelata. Mi sono trovata ipnotizzata a guardare quei prodotti che parlavano di Italia. Non sono riuscita a stare zitta, anche se all’inizio volevo farlo. Sarei stata lì ad ascoltare i loro discorsi e a fingermi tedesca, anche se non lo sembro per niente. Poi come un soffione boracifero, un’eruzione vulcanica, un temporale improvviso, ho dato un’ultima occhiata alla pasta, ho sospirato e le parole sono uscite da sole. Mi sono rivolta ai due italici operai in trasferta in tuta arancione, dicendo “Nostalgia di casa, eh!”. Loro all’inizio hanno pensato che conoscessi solo quelle tre parole, poi hanno capito. Sui loro visi si è dipinto un sorriso e hanno esclamato:” E’ italiana!”.

Con un filo di voce, uno di loro mi ha detto:” Sono due settimane che manchiamo da casa e già non ce la facciamo più”. Ed io: ” Vi capisco…”.

Mi hanno chiesto da dove venivo.” Roma!” ho risposto.

“Bella città” ha detto l’altro, con un viso colorato di nostalgia e felicità di sentire una lingua amica.

Ho pagato e prima di andare via li ho salutati con un italianissimo “Arrivederci!”.

Il più anziano ha pronunciato una frase che mi ha colpito per la familiarità e la gioia, quasi confidenziale:” Arrivederci e tante belle cose”.

Ecco. Si può venire travolti dalla nostalgia per un pacco di pasta? Si.

L’Italia è vicina, non ci sono oceani che ci dividono, né continenti. Non tornerei alla vita precedente, né a quella di venti anni fa in altre province dello Stivale. Quando leggo le notizie di oggi di riabilitazioni miracolose, condanne cadute nel dimenticatoio, ingiustizie varie e da Facebook vengo a sapere che, ancora una volta nel posto in cui abitavamo, le pompe che permettono di avere l’acqua si sono bloccate per un problema elettrico ( succede almeno 10 volte l’anno, a parte il periodo estivo quando l’acqua non arriva proprio) non ho nessuna voglia di tornare.

Poi però basta un pacco di pasta e tutto il richiamo delle radici riaffiora inaspettato. 

La comunità italiana sta organizzando la festa della Repubblica per il prossimo giugno. Noi partecipiamo anche se civili, in modo molto attivo. Mr SOIG si è preso l’impegno di preparare dolci per più di 300 persone, venendo rimborsato solo della spesa per gli ingredienti. Io mi occuperò delle decorazioni. Sacrificheremo tutti i fine settimana  del mese di maggio per lavorare ai preparativi, presi da una frenesia patriottica incontrollata.

Perché per noi italiani è così difficile amare il nostro Paese e quando poi siamo lontani ne sentiamo tanto la mancanza?

 

 

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