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ELASTICO

Ancora nessuna notizia riguardo al colloquio di Mr Soig. Purtroppo.
Nel frattempo, il solito amico tedesco T. ci ha fatto sapere che cercano qualcuno per fare le pulizie nello stesso ente.
Ho inviato la domanda e siccome non hanno trovato candidati per 4 mesi, mi hanno subito contattata.
Sono riuscita a sostenere il colloquio in inglese e non me l’aspettavo. Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato dal lavoro di recupero crediti di tanti anni: mantenere la calma nonostante tutto e portare l’interlocutore dalla mia parte. Mi hanno contestato che non parlo il tedesco, visto che i miei superiori non parlano una parola di inglese ( poco credibile visto che si tratta di un ente internazionale e, senza l’inglese, non riesci neanche a farti aprire la porta ); ho risposto loro che per fare le pulizie non serve. Mi basterebbe guardare e ripetere le azioni che chiederebbero di eseguire e poi col tempo studierei la lingua.
Non sono sembrati molto d’accordo e credo proprio che non mi prenderanno.

In ogni caso mi sono piaciuta, così pronta nel rispondere e così sicura, anche se in realtà ero in panico. Mi sono ritrovata a sperare di essere assunta come donna delle pulizie con lo stesso vigore con cui ho sperato che assumessero Mr Soig.
Non considero nessun lavoro onesto troppo umile o degradante: sto ricominciando davvero da zero, non solo a parole.
So che mi darò da fare, ce la metterò tutta per imparare il tedesco e migliorerò, così in futuro potrò ambire a qualcosa in più.
Intanto mi tendo e restringo tra i vari uffici e tra le varie scatole. La similitudine con l’elastico non è un caso.
Ogni giorno che passa sul calendario abbrevia il tempo a disposizione per sistemare tutto e non dimenticare nulla. Questo provoca una tensione latente, così come il conto in banca che tra cauzioni, anticipi e pagamenti vari si assottiglia sempre di più.
Ieri è arrivato anche il preventivo del trasloco e ci ha destabilizzato non poco.
L’importo non è una sorpresa; non c’è scampo, tra le varie ditte la differenza di prezzo è minima.
Anche dare valore alle proprie cose provoca tensione, perché alcune non ne hanno e altre sono inestimabili per i ricordi e il valore affettivo.
Quando decidi cosa buttare ti rendi conto che in un altro momento quei semplici oggetti hanno avuto un altro valore, altra valenza e quando invece ti chiedi se vale la pena spendere di più per trascinarti dietro tutto, ristabilisci le priorità attuali ed elimini, rinunciando a vecchie emozioni, vecchie e passate parti di te.
Butterò la mia collezione di rane. Per venti e più anni ho ricercato, collezionato ed amato piccole rane dopo un esame o in occasione di un viaggio ed ognuna di esse mi ricordava qualcuno o qualcosa. Da anni non le guardo neanche più e per questo credo sia arrivato il momento di disfarmene.
E allora i sacchi da buttare aumentano sempre di più e mi rilasso pensando di non provare dispiacere e che questa fase serva per ricominciare.
Sono solo cose, mi ripeto. Solo oggetti che non guardi più, prendono polvere, non ti rappresentano più, non ti servono.
Eppure mi sembra di gettare una parte di me che è stata, così come quando ho vuotato l’armadio.
Prepararsi a partire ti chiarisce l’importanza che dai a tutto ciò che ti circonda.
Forse la collezione e il conservare la maglietta o il vestito che ti ricordano un momento hanno proprio questa funzione: l’illusione di trattenere il tempo, le emozioni, i sentimenti, ma non funziona.
Riguardando i disegni e le foto di nostro figlio ho ripensato a momenti nascosti in qualche angolo della mia mente e che con lo stress del lavoro e la frenesia della vita capitolina sono rimasti seppelliti per anni.
Ora, da disoccupata nel bel mezzo di un trasloco, ho il tempo di ricordare e di apprezzare tutto, ma non servono e non bastano gli oggetti a fermare quegli istanti. Fare ordine e scegliere ti costringe a fare un riassunto della tua vita e a capire ciò che sei stata e quello che vuoi diventare.
Io vorrei essere una persona più ordinata, una che colleziona emozioni, più che cose.
Mi mancheranno le persone, gli affetti e non gli oggetti; mi sono scoperta capace di fare a meno di questi ultimi.
Mi sento più leggera, liberata dal peso di cose inutili che non mi porterò più dietro.

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2 pensieri su “ELASTICO

  1. Partire da zero. Ti capisco. Ti faccio tanti in bocca al lupo e ti schiaccio fortissimo i pollici (ich drücke dir die Daumen). Qui si fa così. Stai partendo però con lo spirito giusto, secondo me

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