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SOLE, POLVERE E LACRIME

Stanotte faticavo a prendere sonno.
Erano le 01.30 ed ancora il mio cuore palpitava e la mente girava vorticosamente rivedendo a diverse velocità i vari eventi di queste ultime settimane.
E’ arrivato il momento della firma: l’ho apposta su un documento che sancisce la mia disfatta e la mia libertà allo stesso tempo.

Mi hanno spedito tutto tramite mail. Ho preteso, per aumenti salariali previsti dal CCNL e non corrisposti, che aumentassero la cifra di 128 euro netti.
Mi hanno risposto di no, ma che potevano venirmi incontro concedendomi, per un altro motivo, ben 100 euro lordi.
Ahahahah, che pena mi fanno e mi faccio…
Accordata la cifra, arriva anche il giorno che sancirà la fine del nostro rapporto lavorativo di fronte ai sindacati.
Non verranno più loro in sede come hanno già fatto in 3/4 occasioni, perché ormai la maggior parte dei lavoratori ha già firmato e allora, io e gli ultimi a cedere, dobbiamo andare in centro da loro.
Purtroppo la data della disfatta coincide con l’ennesima agitazione dei mezzi pubblici della Capitale e, avendo fatto presente che non intendo in alcun modo trascorrere la giornata imbottigliata nel traffico per andare a firmare la loro conciliazione, benevolmente sono disposti ad accompagnarmi con la loro auto aziendale. Non sia mai che io ci ripensi o resti ferma in tangenziale.
In macchina uno dei soci di maggioranza, la responsabile del personale e il loro avvocato, fanno i simpatici e cercano di stemperare l’ovvio disagio a stare in uno spazio così ristretto con una che ha rimandato la firma così a lungo. Io guardo fuori dal finestrino e penso a quanto la situazione sfiori il ridicolo. Vorrei che finisse tutto nel giro di cinque minuti e non rivederli mai più.
E in quelle frasi sciocche e di circostanza non trovo nulla che mi faccia ridere o simpatizzare con loro.
Capisco d’altra parte che per loro invece, oggi si festeggia un problema legale in meno di cui occuparsi. Mi informano anche che invieranno il responsabile di sede a riprendermi per riportarmi in ufficio a recuperare la mia auto. Toh! Quel responsabile arrogante che ci urlava in faccia quando qualcosa non gli andava a genio, che sparlava di tutti con tutti e non si risparmiava in battute volgari e sessiste, dovrà farmi da autista proprio l’ultimo giorno di lavoro. Immagino la sua faccia quando glielo hanno comunicato. Lui, uomo del nord, dall’alto del suo ruolo, lui che odia Roma, i romani ed il suo traffico (che beffa! ) costretto a fare da choffeur ad un umile impiegato, per di più donna!
Arriviamo alla sede di un sindacato qualunque ( non ho mai avuto alcuna tessera) e lì trovo altri ex colleghi che aspettano il loro turno.
Tensione, sorrisi tirati e nessuno che abbia voglia di parlare; tutti invece hanno fretta di entrare e concludere. Arriva il mio momento: entro nella stanza e il rappresentante sindacale quasi non mi rivolge neanche il saluto. Sigla i fogli e non alza nemmeno lo sguardo: routine. Accetto, firmo io, firmano loro, fine.
Mi dicono che giù mi aspetta il mio speciale driver e difatti appena esco dal portone lo sento fischiare per attirare la mia attenzione, proprio come un bravo pastore con le sue pecore. E’ molto adirato perché ha dovuto attendere a lungo insieme ad un altro ex collega. Ripercorriamo a ritroso il nostro percorso e non la smettono di spettegolare ancora su colleghe e colleghi, lasciandosi anche andare a commenti grevi. Alla fine si scusano perché magari mi hanno annoiato…no, fate schifo, è diverso.
Arrivati nel parcheggio dell’ufficio, l’ex collega riprende subito la sua auto e se ne va, mentre io salgo le scale con il direttore per andare a salutare gli ultimi rimasti.

Mi dice “ Non avrai problemi a trovare un nuovo lavoro: sei brava”. Io non rispondo; ora non gli devo più rispetto o temere il suo giudizio o le sue reazioni, non siamo più nulla l’una per l’altro. Lui non lo sa che non farò mai più questo lavoro.
Guardo per l’ultima volta quelle stanze.

Sembra che ci abbiano bombardato; e in effetti la bomba è scoppiata un giorno di fine gennaio , ma sembra passato un secolo. Le nostre sedie e le nostre scrivanie accatastate all’ingresso, gli armadi svuotati, l’insegna tolta e appoggiata al muro esterno. I nostri peggiori clienti morosi gongolerebbero a guardarci adesso.
Una disfatta, una guerra persa. Sul terreno sono rimasti solo i diritti dei lavoratori e le speranze di chi, fino alla fine, ha creduto che si potesse fare qualcosa per scongiurare la chiusura.
Ultimo giorno di lavoro, i saluti, gli operai che da settimane smontano tutto l’ufficio con te dentro che ancora lavori e magari sei al telefono, trapanando e martellando vicino al tuo orecchio, mentre al piano inferiore buttano giù muri. Loro non hanno colpa.

E’ stata una strategia della direzione per sfinirci e costringerci a non sopportare più quella situazione; ci hanno messo nelle peggiori condizioni possibili per scegliere cosa fare.
Tutto parla, odora e suona di sconfitta, macerie e polvere. E dico addio a questo posto che non ho amato; mi ha dato e tolto e, come un compagno sbagliato, mi ha lasciato nel peggiore dei modi.
Salita in macchina non ho pianto per l’ufficio. Ho pianto per me, per il tempo che gli ho dedicato.
Ho dormito solo 3 ore stanotte, poi la sveglia mi ha ricordato di alzarmi per andare a lavorare, per l’ultima volta, in quell’ufficio.
Prima di andare a dormire, Mr SOIG mi aveva fatto vedere su un sito tedesco, una bellissima casa in affitto e piena di luce.
Solo questo pensiero è riuscito a darmi un po’ di pace; tutto quel sole che entrava dalla finestra illuminando il pavimento ed il soffitto di un legno accogliente e caldo, mi ha aiutata a rilassarmi.
Devo iniziare ad imparare il tedesco, a fare ordine negli armadi, decidere cosa portare, informare tutti i familiari della nostra decisione.
Ecco, ho capito. Il punto non è solo lo stress del licenziamento, ma anche comunicare la nostra prossima rivoluzione a chi ci darà dei matti, degli incoscienti, dei vecchi per fare una cosa del genere.
Forse mi spaventa questo.
Dopo aver trattenuto la rabbia per questi mesi , ho paura di non riuscire a sostenere altri attacchi da un nuovo fronte, senza neanche far passare un giorno tra l’uno e l’altro.
Forse sta diventando davvero troppo da sopportare e allora ho la tachicardia, i tic nervosi, dolori diversi alla schiena e alle gambe quasi tutti i giorni.
E’ il corpo che mi urla di non riuscire più a sostenere il peso di tutto e di rallentare.
No, adesso devo accelerare per spiccare il volo e non posso e non voglio fermarmi, perché sentirei la fatica ed invece devo lasciare che l’adrenalina faccia il suo lavoro e che mi accompagni per inerzia verso lo start da cui iniziare a correre.
Fino a ieri correvo sul posto per gli altri.
Da domani, correrò per me, per noi.

Waitin’ On A Sunny Day ( Bruce Springsteen )

It’s rainin’ but there ain’t a cloud in the sky
Must of been a tear from your eye
Everything’ll be okay
Funny, thought I felt a sweet summer breeze
Must of been you sighin’ so deep
Don’t worry we’re gonna find a way

I’m waitin’, waitin’ on a sunny day
Gonna chase the clouds away
Waitin’ on a sunny day

Sta piovendo ma non c’è una nuvola nel cielo
dev’essere una lacrima dai tuoi occhi
tutto andrà bene
divertente, pensavo di aver sentito una dolce brezza estiva
devi essere tu che sospiri profondamente
non ti preoccupare stiamo per trovare un modo

sto aspettando, sto aspettando un giorno di sole
per cacciare via le nuvole
aspettando un giorno di sole

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2 pensieri su “SOLE, POLVERE E LACRIME

  1. Quello che succede nella nostra mente si ripercuote spaventosamente sul corpo… e immagino quante persone ti avranno detto “ma dai, prendila piu’ con calma!”… sono da strozzare quando succede.
    State facendo una bella e coraggiosa scelta per voi, che e’ giusta per voi, e di cui solo voi pagherete le conseguenze… ci sara sempre qualcuno che morira’ dalla voglia di mettersi nei vostri panni e dirvi il loro (non richiesto) parere su quanto e’ sbagliata. Fai un ultimo sforzo, metti su un bello scudo e attorniati solo di persone positive! Mi dispiace tanto per quello che ti e’ successo, anche se non ti conosco, ma alle ingiustizie non si puo’ rimanere indifferenti! Ti abbraccio forte e ti auguro il meglio per il future!
    Laura

    Liked by 1 persona

    • Ho trasformato il pensiero di andare in Germania in scudo, corazza, muro di cinta e fosso con i coccodrilli per proteggermi contro tutti i commenti ed i consigli non richiesti. Senza questa alternativa, oltre che alle somatizzazioni, avrei dovuto far fronte anche ad un esaurimento nervoso. Non è facile perdere il lavoro e purtroppo succede ed è successo a tanti negli ultimi anni. Noi avevamo già deciso di andare via, ma è stato comunque frustrante e stressante, perché l’ingiustizia è sempre difficile da accettare. Grazie Laura per la tua solidarietà e per gli auguri 🙂

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