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AVVOCATO NUMERO 2 : PERRY MASON DE’ NOANTRI

Mia cugina me l’aveva detto; del resto nella sua vita ha intrapreso e vinto due vertenze.
Mi aveva avvisato di tutto lo stress che sarebbe scaturito da questa decisione, ma che alla lunga sarei stata contenta di non aver mollato. Comunque mi aveva detto che il pericolo maggiore da cui avrei dovuto guardarmi sarebbero stati gli avvocati.
Quindi, dopo l’avvocatessa svogliata che neanche ci prova a perseguire un po’ di giustizia per un suo potenziale assistito e che lo scarica brandendo l’arma della parcella per la sua consulenza ( mi ha fatto intendere.. se insisti ad andare avanti, se vinci ti massacro io, altrimenti lo fanno loro se perdi la causa, perciò prendi subito quei pochi e maledetti soldi che ti hanno offerto e scappa, come ho raccontato qui e qui), mi sono imbattuta nel furbetto del quartierino.
Avvocato numero 2 ci riceve in un elegantissimo ufficio della Capitale e assiste alla riunione anche una sua collega, facendoci sentire al sicuro nelle mani di un team di legali. Sedie in pelle, quadri, piante d’interno e sul grande tavolo di noce campeggia un piatto largo di cristallo pieno di ovetti di cioccolato; mentre attendiamo ci invita a prenderne qualcuno e ad utilizzare pure i fogli e le penne che ha preparato per noi.
Mi sembra un buon inizio, almeno come attenzione verso i clienti; sento che si sono preparati per il nostro arrivo e che forse potremmo aver trovato qualcuno che ci difenda veramente e che prenda a cuore il caso.
Inizia la riunione ed il nostro principe del foro si presenta con un grande entusiasmo, come uno che la sa lunga e che farà vedere i sorci verdi ai nostri usurpatori, buttando qua e là frasi ad effetto, presentandoci tutte le possibilità, ma lasciando intendere di avere già studiato la questione e di avere parecchi dubbi sulla correttezza della procedura seguita dal nostro datore di lavoro.
Torno a casa senza certezze, ma con la sensazione che forse qualcosa si possa fare, anche se la solita vocina guastafeste cerca di mettermi in guardia; insomma una gran confusione in testa.
Fissiamo l’appuntamento con la responsabile delle risorse umane incaricata di portare avanti le trattative e ci presentiamo in quattro, assistiti dallo stesso legale.
Quella mattina l’avvocato agguerrito incontrato due giorni prima, si presenta assonnato, remissivo, parla poco di fronte al ‘nemico’ che ripropone la sua solita proposta indecente lievitata misteriosamente di 500 euro.
Noi, ricevuta la consegna del silenzio, non abbiamo proferito parola e lui si è limitato a dire che farà le sue valutazioni.
Tornati in studio, ci dice invece che starà a guardare, non risponderà alla loro richiesta e questa sarà la sua tattica.
Nel frattempo però, ci chiede di indagare sulla strategia che intendono seguire i legali dei nostri colleghi per, questa la giustificazione, seguire tutti la stessa linea.

Non legge la miriade di documenti personali che produciamo, perché in realtà non gli interessa neppure iniziare ad imbastire una causa, bensì riuscire ad ottenere la massima parcella in caso di transazione conciliativa.
Alla fine, purtroppo, non si logora nemmeno per quella.
E’ uno che aspetta la prossima mossa, che ci chiede di fare foto e conteggi, di registrare conversazioni; una sorta di Perry Mason de’ noantri, con i clienti nella veste di collaboratori a costo zero che lavorano per lui e che alla fine dovrebbero pure pagare.
Ma è questo che si meritano dei lavoratori ingiustamente licenziati? Io non ho mai avuto a che fare con dei legali, forse funziona così.
Non si dovrebbe studiare la materia, casi simili o che ne so, trovare soluzioni, insomma, guadagnarsela un po’ la pagnotta?
Devi prima conoscere le varie fiere che popolano la savana e poi immolarti con quella che fa meno paura.
Forse aveva ragione mia cugina.
In realtà, io mi trovo in mare aperto, altro che savana, dove almeno puoi trovare un rifugio in qualche anfratto.
Qui siamo in alto mare, senza zattera ed intorno a noi vedo solo pinne di squali.

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