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NOTTE DI FEBBRAIO

L’appuntamento con il responsabile del personale fissato per oggi, è stato rimandato a domani.
Dovrei saper giocare a poker come sapeva fare mio padre, senza far trasparire la minima emozione o disappunto; guardare negli occhi chi dovrà darmi un prezzo e fingere di non essere toccata da quelle valutazioni superficiali e furbe.
Dopo un mese di chiacchiere, opinioni richieste e non, riunioni sindacali e colloqui con l’avvocato, ho talmente tanti pensieri che di notte iniziano ad urlarmi in testa, facendomi svegliare. Perciò arrivo stanca da poche ore di sonno delle scorse notti, stressata dall’indecisione su cosa fare e non fare, titubante sulla strategia da seguire e totalmente incapace di bluffare, come invece un buon giocatore dovrebbe fare.

Tanto lo so che come al solito mi si leggerà in faccia tutto quello che penso…uffa. Io divento rossa se costretta a dire una bugia, nervosa se mi attaccano, tremo se ho paura: con questi presupposti, come faccio a fingere di avere una mano vincente se in mano ho solo sette, come gli anni buttati lì dentro?
Questa notte sarà lunga.
Spero porti consiglio e soprattutto sonno, tanto sonno ristoratore che almeno mi consenta di arrivare a sedere davanti a loro con serenità, per accettare ciò che accadrà.

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