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LA PARTENZA E L’ARRIVO

 

 

Abbiamo chiuso a doppia mandata la porta e saliti in macchina.
C’era agitazione per  IL viaggio che ovviamente ricorderemo per sempre, ma nel salire la rampa con il bagagliaio stipato con la nostra vita urgente, ci è venuto da piangere.
Per paura, quasi quella fosse una rampa di lancio per una nuova ed ignota vita.
Per i ricordi, che all’improvviso nella frazione di un secondo sono tornati in mente e nel cuore come un lampo.
Per l’emozione, in quel momento abbiamo realizzato che tutto il sogno stava prendendo forma e che non si tornava più indietro.
Mi ha ricordato la sensazione che si prova distesi con il camice sulla barella, con l’ago della flebo già attaccato e l’incombenza di un intervento chirurgico; quando sei in anticamera e i tuoi familiari ti immaginano già sotto i ferri, mentre tu aspetti minuti interminabili prima di essere trasferito su quel tavolo freddo. Sai benissimo di dover fare quel passo, che dopo starai meglio, tremi per la paura e per il freddo e istintivamente vorresti scappare via e gridare che hai cambiato idea e che non ce la fai. Invece, razionalmente decidi di rimanere, di mantenere la calma, tanto il “problema” ce l’hai dentro di te ed è inutile fuggire; ti dici che andrà tutto bene perché non c’è più nessuno a dirtelo, ma solo persone sconosciute che lavorano su di te.
La sensazione di ineluttabilità mi accompagna in questi pochi metri che dividono il garage dal cancello esterno; partiamo veramente con le lacrime agli occhi, anche se l’abbiamo fortemente voluto; non è facile, non è stato facile immaginarlo ed organizzarlo, ma ora non lo è per niente realizzarlo.
Non è un addio, ma un arrivederci eppure ho avvertito distintamente il fruscio di una pagina della nostra vita ormai voltata per sempre.
Siamo arrivati di pomeriggio con la pioggia e 20 gradi in meno rispetto alle temperature italiane.
La mattina eravamo vicino Roma, sudando già alle 7 di mattina. Siamo passati davanti alla nostra nuova casa, ma non siamo potuti salire perché non avevamo ancora le chiavi e abbiamo potuto vederla solo il giorno seguente.
Hanno rinnovato l’intero appartamento ed eravamo impazienti di vedere i lavori ultimati.
Dopo due giorni sarà la volta del camion con le nostre cose.
Intanto bisogna andare in comune per la registrazione, al TUV per il cambio delle targhe, poi all’AOK per l’assistenza sanitaria.
In questi giorni alloggeremo in albergo.
Insieme alla ditta di traslochi, incontreremo anche la responsabile dell’istituto che si occupa delle case e che ci farà firmare il contratto definitivo.
A quel punto saremo ufficialmente affittuari, anche se in realtà è da un po’ che abbiamo già pagato cauzione e mese in corso.
Dovremo andare anche a richiedere la certificazione della fedina penale pulita di Mr SOIG. da consegnare il primo giorno di lavoro.
Per fortuna nostro figlio è potuto rimanere a casa dei nonni vicino al confine ed eviterà il trambusto di questi giorni. In più resterà un mese con loro e potrà fare un un corso intensivo di tedesco e potrà iniziare la scuola con una certa base linguistica, senza partire proprio da zero. La scuola ha spedito i libri per permettergli di mettersi in pari con i programmi dell’anno scolastico appena trascorso; abbiamo già potuto verificare che il nostro piccolo non è affatto indietro rispetto ai suoi futuri compagni di classe.
Credevo che sarei impazzita di gioia all’arrivo ed invece sono stordita dal sonno, dalla stanchezza, da alcune delusioni che inevitabilmente hanno fatto il loro arrivo, come avevo letto in diversi blog di expat. Persone che non ti aspettavi che non gioiscono con te, altre che spariscono, altre ancora che sembrano rimanerci male che alla fine hai trovato un lavoro e non parti allo sbaraglio.
Te lo aspetti dai conoscenti, dai vicini antipatici, ma non dai parenti o da persone speciali. E’ così e basta. Devo accettarlo.
Troppe emozioni, troppa stanchezza, troppe lacrime per i saluti.
Quando domani mi sveglierò nel paese in cui ho sognato di ritornare negli ultimi 10 anni, dopo qualche ora di riposo, forse realizzerò che ce l’abbiamo fatta, malgrado quei mancati saluti e quei sorrisi smorzati, quelle difficoltà che sembravano insormontabili e tutto il lavoro fatto per spostarci qui.
Resteremo alcuni giorni per attendere il camion del trasloco, torneremo in Italia dai nonni e poi ritorneremo qui per preparare la nostra nuova casa.
Ricominciamo. Start over in Germany. Nuova vita, nuovo Paese.
Per adesso non c’è posto, tempo ed energia per le delusioni, la tristezza e la malinconia.

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FAREWELL

Ho imparato a non rispondere, o meglio a farlo lasciando l’interlocutore con la propria curiosità insoddisfatta.
Prima a qualunque domanda pensavo di avere il dovere di rispondere dando fino all’ultimissimo particolare, perché omettere mi sembrava scortese.
Le persone in realtà, specialmente i conoscenti, ti fanno domande e spesso neanche ascoltano la tua risposta.
In questi ultimi giorni in Italia però, le orecchie sono ben aperte e tutti sono molto interessati.
Quanto pagate di affitto? Quanto guadagnerà tuo marito? A quanto avete venduto la macchina? Quanto ti costa il trasloco?
Tutto si riconduce ai soldi, quando invece per noi ciò che ha più valore in tutto questo è la libertà, le nuove opportunità, il senso di appagamento per la realizzazione di un progetto ardito, che nessuna cifra scritta su un assegno, potrà mai acquistare. In pochissimi si sono interessati ai nostri sentimenti, sensazioni, speranze e paure.
Chiaramente non mi metto a riflettere ad alta voce sulla mia vita con tutti coloro che, invece, insistono per conoscerle quelle cifre.
E allora divago, tergiverso, sorvolo, non mi sento più in colpa e riesco a distinguere chi è veramente interessato a ciò che stiamo facendo, da chi è soltanto curioso e magari mentre ci sorride e ci fa gli auguri, pensa o spera che la vita ci dia una bella lezione e ci faccia capire quanto siamo stati stupidi nel credere nei sogni.
C’è chi insinua continuamente che tuo figlio, in realtà, non sia così contento di partire e te lo fa notare fino all’ultimo giorno.
Chi pur essendo un’ ex amica si offende perché non sono andata nell’ordine a 1) chiedere a lei il permesso di espatriare; 2) raccontare tutto per filo e per segno quello che ho intenzione di fare; 3) salutarla come se fossimo ancora vicine.
L’ amica di mia madre che mi saluta e mi dice ‘ Buon divertimento!! ‘, come se andassi in ferie a Winter Wonderland.
Il buon artigiano di fiducia che si preoccupa per gli attentati che saremo costretti a subire in Germania, mentre qui saremmo stati così tranquilli…come no!
La mamma che mi abbraccia forte; senza neanche parlare, ci stringiamo in silenzio e piangiamo.
Alcune mamme dei compagni di classe di nostro figlio organizzano un saluto al bar e alla fine si forma una lunga tavolata per dirci ciao.
In un pub con due amiche vicine; tra una lacrima e una risata,, per tutta la sera ascoltiamo una raccolta di Dalla che canta ” Caro amico ti scrivo….”, “Ciao” e tutte canzoni che non potrò più ascoltare senza ripensare con malinconia a quella serata.
Il migliore amico little SOIG e la sua famiglia hanno organizzato il loro trasloco in Gran Bretagna in una settimana e dopo un anno passato a parlare del nostro trasferimento, ci siamo salutati in fretta e furia, con troppe cose non dette e troppo tempo non trascorso insieme, e sono partiti prima di noi.
Hanno trovato casa in Sunnyside Road e già questo mi fa pensare che andrà tutto bene.
Gli ex colleghi di Mr SOIG che non siamo riusciti a salutare di persona, vengono contattati per telefono e restano stupiti.
C’è anche chi non ci ha salutati volontariamente.
La cena festosa con gli amici più stretti. Avevo paura di piangere ed invece è stata tutta una risata fino alle 3 del mattino. Forse perché sono gli amici veri e seppur tristi per la partenza, sono realmente felici per noi.
E intanto di là gli operai della ditta di traslochi finiscono di impacchettare la nostra vita. Ieri durante il primo giorno del loro lavoro ero euforica; oggi invece sono apatica e nostalgica, forse perché so che oggi finiranno e non si tornerà più indietro.
Comunque ho imparato che la vita degli expat è così: il giorno che decidi di andare via, compri un biglietto per un giro perpetuo sulle montagne russe emozionali.

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AUDENTES FORTUNA IUVAT

Ha chiuso la telefonata.
Ci siamo guardati e ci siamo dati il cinque.
Abbiamo iniziato a ridere, tanto e forte.
Sembra incredibile anche a noi. Ci avevano detto che c’era questa possibilità e di provare.
Non avevamo niente da perdere e ci abbiamo provato.
Lo hanno preso!
Hanno letto il suo splendido curriculum e deciso di intervistarlo; ha sostenuto il colloquio per telefono, in viva voce con diverse persone da un altro Paese, in due lingue diverse dall’italiano. Abbiamo atteso quasi due settimane ed è arrivato il responso: preso!  Contratto di un anno, rinnovabile.
Proprio stamattina mi ero svegliata molto depressa.
C’era ancora tanto da fare, nessuna novità sul lavoro; mi sembrava tutto inutile questo affanno e molto, molto pericoloso, perché la data si avvicina sempre di più e trasferirsi senza neanche una certezza di impiego, iniziava a rendermi nervosa. Io che ho sempre avuto la fissazione di voler organizzare tutto e cercato sicurezze, mi ritrovavo per la prima volta nella mia vita in un mare di probabilità e rischi, senza appigli e senza rete di protezione. Non ho mai azzardato, sono sempre stata troppo controllata, alla fine mi sono scoperta noiosa e monotona.
Ci siamo dati la mano e abbiamo saltato e sotto il dirupo c’era tanta acqua fresca e limpida pronta ad accoglierci.
Quanta vita ho sprecato finora? Quante altre volte, in tante occasioni, sarebbe bastato solo un po’ di coraggio in più per ottenere un risultato.
Sono felice di averlo scoperto, di aver sperimentato un nuovo modo di affacciarmi alla vita, senza tutti quei freni che mi sono sempre autoimposta per paura di sbagliare.
Adesso aspetto il responso del mio colloquio e forse non lo avrò superato, o forse si: la cosa più importante è averci provato.
Tra pochi giorni partiremo con un lavoro in tasca e l’assicurazione sanitaria a cui tanto ambivamo.
E così la frustrazione per il rifiuto dello Stato dopo quasi 30 anni di carriera, la delusione per l’esperienza nel volontariato, l’impossibilità di aprire una propria pasticceria o di essere assunto alla sua età in Italia, lasciano il posto alla soddisfazione per aver dimostrato ancora una volta, di essere una persona fuori dal comune e questo suo successo non è solo fortuna.
Se le qualità ci sono, alla fine vengono riconosciute; magari non a casa tua, ma a migliaia km di distanza.
Abbiamo tentato di vendere la macchina per 2 mesi con volantini, passaparola, Fb, annunci on line. Niente di niente.
Alla fine abbiamo tagliato tanto il prezzo ed inserito un annuncio su un sito nazionale. Partiremo presto. Dopo aver avuto paura di non riuscire a sistemare il tutto in tempo, l’abbiamo venduta, pochi giorni prima della partenza, ad un commerciante del nostro stesso paese che non aveva mai letto il nostro annuncio affisso dal benzinaio; ci siamo passati davanti centinaia di volte in questi ultimi mesi e siamo riusciti a raggiungerlo solo tramite internet.
Tutto sembra incastrarsi perfettamente e mi fa quasi paura.

Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute.
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala!
L’audacia ha in sé genio, potere e magia. W. Goethe

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ELASTICO

Ancora nessuna notizia riguardo al colloquio di Mr Soig. Purtroppo.
Nel frattempo, il solito amico tedesco T. ci ha fatto sapere che cercano qualcuno per fare le pulizie nello stesso ente.
Ho inviato la domanda e siccome non hanno trovato candidati per 4 mesi, mi hanno subito contattata.
Sono riuscita a sostenere il colloquio in inglese e non me l’aspettavo. Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato dal lavoro di recupero crediti di tanti anni: mantenere la calma nonostante tutto e portare l’interlocutore dalla mia parte. Mi hanno contestato che non parlo il tedesco, visto che i miei superiori non parlano una parola di inglese ( poco credibile visto che si tratta di un ente internazionale e, senza l’inglese, non riesci neanche a farti aprire la porta ); ho risposto loro che per fare le pulizie non serve. Mi basterebbe guardare e ripetere le azioni che chiederebbero di eseguire e poi col tempo studierei la lingua.
Non sono sembrati molto d’accordo e credo proprio che non mi prenderanno.

In ogni caso mi sono piaciuta, così pronta nel rispondere e così sicura, anche se in realtà ero in panico. Mi sono ritrovata a sperare di essere assunta come donna delle pulizie con lo stesso vigore con cui ho sperato che assumessero Mr Soig.
Non considero nessun lavoro onesto troppo umile o degradante: sto ricominciando davvero da zero, non solo a parole.
So che mi darò da fare, ce la metterò tutta per imparare il tedesco e migliorerò, così in futuro potrò ambire a qualcosa in più.
Intanto mi tendo e restringo tra i vari uffici e tra le varie scatole. La similitudine con l’elastico non è un caso.
Ogni giorno che passa sul calendario abbrevia il tempo a disposizione per sistemare tutto e non dimenticare nulla. Questo provoca una tensione latente, così come il conto in banca che tra cauzioni, anticipi e pagamenti vari si assottiglia sempre di più.
Ieri è arrivato anche il preventivo del trasloco e ci ha destabilizzato non poco.
L’importo non è una sorpresa; non c’è scampo, tra le varie ditte la differenza di prezzo è minima.
Anche dare valore alle proprie cose provoca tensione, perché alcune non ne hanno e altre sono inestimabili per i ricordi e il valore affettivo.
Quando decidi cosa buttare ti rendi conto che in un altro momento quei semplici oggetti hanno avuto un altro valore, altra valenza e quando invece ti chiedi se vale la pena spendere di più per trascinarti dietro tutto, ristabilisci le priorità attuali ed elimini, rinunciando a vecchie emozioni, vecchie e passate parti di te.
Butterò la mia collezione di rane. Per venti e più anni ho ricercato, collezionato ed amato piccole rane dopo un esame o in occasione di un viaggio ed ognuna di esse mi ricordava qualcuno o qualcosa. Da anni non le guardo neanche più e per questo credo sia arrivato il momento di disfarmene.
E allora i sacchi da buttare aumentano sempre di più e mi rilasso pensando di non provare dispiacere e che questa fase serva per ricominciare.
Sono solo cose, mi ripeto. Solo oggetti che non guardi più, prendono polvere, non ti rappresentano più, non ti servono.
Eppure mi sembra di gettare una parte di me che è stata, così come quando ho vuotato l’armadio.
Prepararsi a partire ti chiarisce l’importanza che dai a tutto ciò che ti circonda.
Forse la collezione e il conservare la maglietta o il vestito che ti ricordano un momento hanno proprio questa funzione: l’illusione di trattenere il tempo, le emozioni, i sentimenti, ma non funziona.
Riguardando i disegni e le foto di nostro figlio ho ripensato a momenti nascosti in qualche angolo della mia mente e che con lo stress del lavoro e la frenesia della vita capitolina sono rimasti seppelliti per anni.
Ora, da disoccupata nel bel mezzo di un trasloco, ho il tempo di ricordare e di apprezzare tutto, ma non servono e non bastano gli oggetti a fermare quegli istanti. Fare ordine e scegliere ti costringe a fare un riassunto della tua vita e a capire ciò che sei stata e quello che vuoi diventare.
Io vorrei essere una persona più ordinata, una che colleziona emozioni, più che cose.
Mi mancheranno le persone, gli affetti e non gli oggetti; mi sono scoperta capace di fare a meno di questi ultimi.
Mi sento più leggera, liberata dal peso di cose inutili che non mi porterò più dietro.

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BY PHONE

Il nostro amico tedesco ci aveva chiamati qualche settimana fa.
E’ stato aperto un bando per una posizione civile a tempo determinato nell’ente in cui Mr Soig lavorava ai tempi in cui vivevamo in Germania.
E’ un amico appunto. Ci dice che deve inviare immediatamente la domanda e partecipare, perché è un’occasione da non perdere.
All’inizio abbiamo esultato, poi ci siamo resi conto che le probabilità che venga preso sono veramente minime.
Innanzitutto il suo inglese è arrugginito come il mio ( anzi il mio non ha più neanche la ruggine, si è proprio disintegrato :D), inoltre potrebbero mettersi a ridere vedendo la sua età. In realtà T. ci ha spiegato che l’età anagrafica non viene proprio considerata e che contano solo le capacità.
Forse allora qualche chance potrebbe averla, anche se non immaginiamo in quanti presenteranno la domanda. Senza giri di parole ci dice che c’è la fila per quel posto.
Mr Soig ha compilato il modulo e ha inviato il tutto: in effetti leggendo tutto il curriculum fa un certo effetto e obiettivamente, vista la sua pregressa esperienza come militare all’interno della stessa struttura ed il fatto che parli anche tedesco, dovrebbe avere un profilo appetibile. Ha allegato lettere di stima di generali e ambasciatori ricevute anni fa e conservate in soffitta. Forse serviranno, comunque non ci facciamo illusioni.
Restiamo con i piedi per terra e durante le serate sul divano, spulciamo gli annunci di tutte le pasticcerie dei dintorni del paese in cui vogliamo andare a vivere.
Ci sembra più realistico e meno pretenzioso.
Ancora alle prese tra scatole di ricordi, vestiti e suppellettili arriva una nuova telefonata dalla Germania. Una voce femminile informa che l’ente al quale Mr Soig ha inviato la sua candidatura ha deciso di intervistarlo e che quindi dovrà sostenere il suo primo colloquio di lavoro al telefono e in inglese! Non so se è più forte il panico o l’emozione.
All’inizio abbiamo preso in considerazione l’eventualità di recarci sul posto e presentarsi di persona, per evitare che la mancanza di contatto visivo possa togliergli qualche punto, ma hanno spiegato che non è essenziale. In effetti, organizzare un altro viaggio in fretta e furia solo per un’ora di colloquio sembra un’ipotesi non percorribile, sia per i tempi che per i costi, ma per una sola opportunità in più lo avremmo fatto.
Cerca di prepararsi il più possibile e il fatidico giovedì alle 10 in punto del mattino, così come previsto, suona il telefono; sono in quattro, lo mettono in viva voce.
Sfodera un sorriso sicuro, imposta la voce calma e sicura ed inizia a parlare.
Si tratta di una posizione per la quale è decisamente sovraqualificato, ma la desideriamo a tutti i costi, perché ci consentirebbe di ottenere l’assicurazione sanitaria per tutta la famiglia e un minimo, tuttavia sicuro, stipendio mensile.
Considerato il fatto che i nostri vicini stanno demolendo l’appartamento attiguo con martello pneumatico e piccone e ciò non ha aiutato la comprensione, è andata bene.
Gli faranno sapere entro una settimana.
Mi sembra che sia successo tutto così in fretta ed in modo inaspettato, che non ho ancora avuto un momento tranquillo per riflettere.
Sarebbe tutto così banalmente semplice se lo assumessero: Sogno — Desiderio — Opportunità — Realizzazione.
Dopo quello che abbiamo vissuto nel mondo del lavoro negli ultimi mesi, sembra troppo perfino sperarlo.
Ci ha provato, ci abbiamo provato: anche se non andrà bene, è stato bello crederci.
Ora aspettiamo la loro risposta.

Fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono.
I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.( F. Volo )

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CONTO ALLA ROVESCIA

Siamo andati.
Rimasti solo tre giorni, organizzato i fondamentali e tornati.
Adesso inizia il bello. Saluti e trasloco. Tra i due non so quale sarà il più difficile.
Ho iniziato a smontare la casa con la camera del piccolo. Ho buttato i giocattoli rotti, regalato i superstiti e salvato poche cose che racchiudono troppi ricordi o che sono ancora utilizzati quando il preadolescente ha un rigurgito di infanzia che mi intenerisce tantissimo <3.
Oggi toccherà alla mia stanza. Ciò significa che dovrò disfarmi di tutti quei vestiti tenuti per il giorno in cui li avrei indossati di nuovo e che non arriverà mai. Quella maglietta rossa che misi il giorno dell’esame di maturità, che adesso ha un buchino davanti, comunque me la porto lo stesso….iniziamo male, molto male…:D
Mr. Soig ha già dichiarato perentorio che, seppur non affitteremo o venderemo subito la nostra casa, non dovrà restare nulla negli armadi dopo che i traslocatori avranno finito; questo per evitare un ulteriore trasloco futuro e problemi nel caso dovessimo poi trovare effettivamente una soluzione per non tenerla vuota.
Nonostante siano trascorsi quasi dieci anni dal nostro arrivo in questa casa, non ci siamo mai sentiti veramente arrivati alla nostra destinazione finale e comunque noi due, radici non ne abbiamo mai messe. Abbiamo vissuto in diversi posti in Italia e conosciuto persone che negli anni sono divenuti amici, sempre troppo lontani e prima o dopo abbiamo dovuto salutarli.
Ieri guidando in auto e sconfortata alla vista dell’incuria ai lati della strada, mi sono rivista al volante in Germania e ho sostituito l’immagine dell’erba alta e dell’immondizia, con il prato verdissimo e curato ed i vialetti bianchi che ho ammirato qualche giorno fa.
E’ un peccato, perché qui il sole è più giallo e il cielo è più blu; i profumi, i sorrisi e i gusti sono impareggiabili, ma è tutto coperto da uno strato di inciviltà, lassismo, furbizia ed egoismo che rovina, spreca e ruba. E’ triste, molto triste. Se solo potessimo essere solo un po’ più legati alla nostra Patria, non solo quando gioca a calcio.
E’ iniziato il conto alla rovescia con tutta la girandola di paura, eccitazione, nostalgia, panico e speranza che ne consegue. 

Perciò non stupitevi se tra le frasi spunteranno germogli di emozioni contrastanti: se qualcuno pensa che lasciare la propria nazione sia semplice e lineare e soprattutto senza contraddizioni, si sbaglia di grosso.

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MOVING

Sono riuscita ad uscire dalle sabbie mobili in cui ero caduta ed ho ricominciato a fare.
Oggi ho spedito il contratto per l’affitto della casa in Germania. La responsabile ci ha inviato il contratto da firmare e le coordinate bancarie per inviare la cauzione ed il primo affitto. Appena lo riceveranno daranno inizio ad una ristrutturazione completa e per quando arriveremo sarà pronto. Sembra quasi impossibile.
Davanti all’ufficio postale ho provato una sensazione di sgomento, mi sono fermata. Poi ho preso un bel respiro e sono entrata. In quel momento ho realizzato che stava succedendo per davvero; durante l’attesa in fila ho iniziato ad emozionarmi al pensiero di vedere in diretta live come si realizzano i sogni e poi…mi sono svegliata e sono tornata alla realtà.
Non avevano la ricevuta di ritorno per la raccomandata internazionale; vabbè, mi fido (delle poste tedesche) e spedisco ugualmente. Vorrei pagare con il bancomat, ma la simpatica impiegata mi dice che è impossibile visto che non ho il postamat. Le faccio osservare in modo pacato che in un altro ufficio della periferia di Roma, ho sempre pagato le bollette con questo metodo. Anziché pensare che forse esista una realtà diversa fuori dal suo piccolo ufficio, mi dice che hanno sempre sbagliato a farmelo fare e che se poi andasse storto qualcosa…lasciando appesa lì la frase, come se l’uso del mio bancomat fosse pericoloso quanto accettare un assegno scoperto o una carta di credito clonata.
Non insisto, non ho voglia di discutere e mi arrendo.
Ho accompagnato mia madre alla stazione. Il treno come di consueto era in ritardo; il motivo di oggi era un guasto tecnico due stazioni più avanti. Questo ha causato un’attesa di 45 minuti e naturalmente la perdita di tutte le coincidenze. Anche qui mi arrendo e attendo con lei, così come le altre cento persone che oggi ritarderanno a lavoro, ad un appuntamento o semplicemente perderanno, loro malgrado, del tempo prezioso, rassegnate di fronte a qualcosa che, a causa di scioperi, guasti, furti di rame, assenteismo o ritardi, accade purtroppo ogni giorno.
Alla fine della mia lunga mattinata sono andata a scuola di nostro figlio a chiedere il nullaosta e mi hanno detto che dovrò tornare ancora una volta.
Utopia credere di ottenere un pezzo di carta semplicemente facendone richiesta. Dovrò tornare domani.
Questi tre episodi accaduti in una sola mattina mi ricordano che sono stanca di arrabbiarmi ogni volta che entro in contatto con un ufficio e di abbassare la testa, arrendendomi di fronte alla superficialità e all’incompetenza. Ti fai il sangue amaro e ti rovini il fegato in quel momento, con quella persona e poi ne incontri altre cento in altri ambiti e sembra una battaglia inutile, senza fine e senza senso.
Ieri abbiamo trascorso l’intera giornata in compagnia di cari amici che ci supportano in questo progetto e ho provato tristezza all’idea di lasciarli, ma ho stretto i denti e ricacciato indietro le lacrime, perché il desiderio di una vita diversa è diventato troppo forte per essere ignorato e adesso non mi voglio arrendere.

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FERMA

Sono ferma, quasi immobile.
E’ come se non riuscissi a dare il via ai lavori, alla corsa.
Fuori il cielo è grigio e pioviggina, ma si sentono gli uccellini che cinguettano e la buganvillea fucsia con la sua anticipata bellezza estiva sembra voler entrare dalla finestra.
Questa descrizione dell’esterno calza a pennello anche dentro di me.

Dovrebbe essere primavera inoltrata con nuove energie e prospettive, i grandi cambiamenti in arrivo, altre occasioni ed invece sembra autunno, con la tristezza latente, la malinconia, la nostalgia galoppante.
Questa dove viviamo non è la città in cui siamo nati, né dove vivono le nostre famiglie.
Ci abbiamo trovato degli amici che mi dispiace lasciare, che ci mancheranno.
Poi mancheranno quelli che sono sempre stati lontani e i familiari, lontani tanti km anche durante questi anni.
Non mi mancherà solo un posto, ma tanti.
Mi si sta gonfiando il cuore di nostalgia per tante persone, ancora prima di partire.
Mi spaventa il fatto di provare già queste sensazioni che pensavo prendessero il sopravvento solo al momento dei saluti.
Avrei tanto da fare ed invece sono qui, immobilizzata dalla paura e dalla malinconia.

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LENTO

Non immaginavo che tutto sarebbe scorso così lento.
Non arriva mai il messaggio ufficiale dallo Stato che sancisce la decisione di riformarlo, indispensabile per iniziare le pratiche dell’ Inps per la pensione; hanno sbagliato il nome sul diploma da pasticcere e siamo in attesa di riceverlo corretto; attendiamo da giorni la risposta definitiva per prendere in affitto l’appartamento che abbiamo scelto, ma non se ne vede traccia.
Sembra quasi che il tempo scorra più lentamente, solo per farci un dispetto oppure tante, troppe persone in ambienti diversi, non stanno facendo bene il proprio lavoro.
Ho chiesto un colloquio con il dirigente scolastico della scuola di nostro figlio e me lo hanno dato solo dopo 2 telefonate e dovrò attendere 4 giorni affinché mi riceva.
Forse non me ne sono accorta e ho chiamato la Nasa.
Inizio ad essere nervosa.
Cerco di avere sempre tutto sotto controllo, ma sono costretta ad attendere i tempi degli altri e senza alcun punto fermo, se non la decisione presa, ci ritroviamo inerti senza ancora nulla in mano.
Ho il paracadute, so nuotare, ho un gps però sembra che mi abbiano fatto saltare da un aereo in volo su una foresta inesplorata ed io non abbia nessuna idea di dove dirigermi e quanto tempo mi occorrerà per uscirne.
E’ il momento ed il caso che mi faccia venire un attacco di panico?

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VENI VIDI VICI

Ce l’ha fatta!
Mr.SOIG ha conseguito il diploma di pasticcere professionista con il massimo dei voti e la lode della commissione.
Finalmente è arrivato il grande giorno e siamo riusciti ad accompagnarlo anche io e little SOIG.
Ha ottenuto un nuovo grande successo. Era emozionato ed agitato, ma emozionalmente più provato DOPO l’esame, per la soddisfazione e l’orgoglio di essere riuscito in qualcosa che per tanti era impossibile e/o inutile. In questi anni ha provato e riprovato, sbagliato e provato ancora con determinazione; letto manuali; studiato decine di ricette e guardato con attenzione centinaia di video; partecipato a concorsi; seguito il corso, fatto il tirocinio e alla fine il sogno si è realizzato.
Così, partendo dalla capitale, ci siamo recati in Toscana a suggellare questa passione con un titolo di studio. Tanti i complimenti e le lodi per lui e per le sue creazioni. Una vittoria, un punto di arrivo ed un punto di partenza.
Dopo l’esame abbiamo approfittato del bel sole e abbiamo portato il piccolo a visitare i musei di Leonardo a Vinci.
E’ stato un giorno speciale, unico, dopo tanti mesi di stress e dopo tanti cambiamenti impegnativi.
Mentre camminavamo per le stradine pensavo proprio allo stato attuale delle cose. Lui, in pensione suo malgrado, ma ancora senza alcun documento ufficiale, né l’idea di quanto e quando effettivamente percepirà qualcosa. Io, senza lavoro e senza conoscere l’ importo del sussidio che l’Inps inizierà a versarmi chissà quando. Noi due, senza ancora una casa ed un lavoro in Germania che però, ci vediamo già lì e facciamo progetti, guardiamo avanti.
Tanta incertezza e tanti sogni in tasca e non più chiusi in un cassetto.
Coraggio, incoscienza, speranza e pianificazione.
Intanto ieri è arrivato il bonifico dell’ultima busta paga dei miei ex datori di lavoro con le somme pattuite dell’incentivo all’esodo e dopo aver strabuzzato gli occhi per le migliaia di euro di ritenute operate dallo Stato, è come se avessi letto anche la parola fine di questa esperienza.
Fine di un ciclo, inizio di una nuova era.