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LENTO

Non immaginavo che tutto sarebbe scorso così lento.
Non arriva mai il messaggio ufficiale dallo Stato che sancisce la decisione di riformarlo, indispensabile per iniziare le pratiche dell’ Inps per la pensione; hanno sbagliato il nome sul diploma da pasticcere e siamo in attesa di riceverlo corretto; attendiamo da giorni la risposta definitiva per prendere in affitto l’appartamento che abbiamo scelto, ma non se ne vede traccia.
Sembra quasi che il tempo scorra più lentamente, solo per farci un dispetto oppure tante, troppe persone in ambienti diversi, non stanno facendo bene il proprio lavoro.
Ho chiesto un colloquio con il dirigente scolastico della scuola di nostro figlio e me lo hanno dato solo dopo 2 telefonate e dovrò attendere 4 giorni affinché mi riceva.
Forse non me ne sono accorta e ho chiamato la Nasa.
Inizio ad essere nervosa.
Cerco di avere sempre tutto sotto controllo, ma sono costretta ad attendere i tempi degli altri e senza alcun punto fermo, se non la decisione presa, ci ritroviamo inerti senza ancora nulla in mano.
Ho il paracadute, so nuotare, ho un gps però sembra che mi abbiano fatto saltare da un aereo in volo su una foresta inesplorata ed io non abbia nessuna idea di dove dirigermi e quanto tempo mi occorrerà per uscirne.
E’ il momento ed il caso che mi faccia venire un attacco di panico?

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VENI VIDI VICI

Ce l’ha fatta!
Mr.SOIG ha conseguito il diploma di pasticcere professionista con il massimo dei voti e la lode della commissione.
Finalmente è arrivato il grande giorno e siamo riusciti ad accompagnarlo anche io e little SOIG.
Ha ottenuto un nuovo grande successo. Era emozionato ed agitato, ma emozionalmente più provato DOPO l’esame, per la soddisfazione e l’orgoglio di essere riuscito in qualcosa che per tanti era impossibile e/o inutile. In questi anni ha provato e riprovato, sbagliato e provato ancora con determinazione; letto manuali; studiato decine di ricette e guardato con attenzione centinaia di video; partecipato a concorsi; seguito il corso, fatto il tirocinio e alla fine il sogno si è realizzato.
Così, partendo dalla capitale, ci siamo recati in Toscana a suggellare questa passione con un titolo di studio. Tanti i complimenti e le lodi per lui e per le sue creazioni. Una vittoria, un punto di arrivo ed un punto di partenza.
Dopo l’esame abbiamo approfittato del bel sole e abbiamo portato il piccolo a visitare i musei di Leonardo a Vinci.
E’ stato un giorno speciale, unico, dopo tanti mesi di stress e dopo tanti cambiamenti impegnativi.
Mentre camminavamo per le stradine pensavo proprio allo stato attuale delle cose. Lui, in pensione suo malgrado, ma ancora senza alcun documento ufficiale, né l’idea di quanto e quando effettivamente percepirà qualcosa. Io, senza lavoro e senza conoscere l’ importo del sussidio che l’Inps inizierà a versarmi chissà quando. Noi due, senza ancora una casa ed un lavoro in Germania che però, ci vediamo già lì e facciamo progetti, guardiamo avanti.
Tanta incertezza e tanti sogni in tasca e non più chiusi in un cassetto.
Coraggio, incoscienza, speranza e pianificazione.
Intanto ieri è arrivato il bonifico dell’ultima busta paga dei miei ex datori di lavoro con le somme pattuite dell’incentivo all’esodo e dopo aver strabuzzato gli occhi per le migliaia di euro di ritenute operate dallo Stato, è come se avessi letto anche la parola fine di questa esperienza.
Fine di un ciclo, inizio di una nuova era.

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LA SFIDA PIU’ GRANDE

Dopo aver letto i risultati delle registrazioni dell’holter, il cardiologo mi ha guardata e mi ha chiesto :” Signora, ma lei è stressata?” 😀 😀 😀
Nulla di grave per fortuna; dice che passato questo periodo, tutto dovrebbe tornare normale: il mio cuore riprenderà a battere in modo costante, cioè senza più palpitazioni o pause indesiderate.
E’ arrivata la mail del nostro amico che vive in Germania. Il Gymnasium ha accettato la candidatura di little SOIG e saranno felici di averlo come nuovo allievo.
Frequenterà la classe sesta e avrà lo status di guest student per due anni, ovvero non verrà interrogato e non verrà valutato, dandogli il tempo di imparare la lingua, ma al termine del primo anno dovrà sostenere un esame di inglese, francese e matematica per verificare le sue capacità e per poter continuare a frequentare la stessa scuola. Quindi dovrà iniziare ad imparare il francese che non ha mai studiato prima, mettersi in pari con il livello di inglese dei suoi futuri compagni ( hanno programmi simili, ma a quanto pare i ragazzi della sua età sanno già conversare ) e proseguire con i programmi di matematica, ovviamente tutte le materie saranno spiegate in tedesco, lingua che non conosce affatto.
Al termine del secondo anno scolastico invece, dovrà sostenere un esame di tedesco e gli verrà chiesto di scrivere e parlare come un ragazzo tedesco.
Impresa titanica.
E’ sempre stato il primo della classe ed invece nella sua nuova scuola sarà l’ultimo arrivato, quello che non capirà cosa diranno e che non potrà essere valutato.
Ricomincerà da zero anche lui.
Forse lo stiamo mettendo di fronte ad una sfida troppo grande. E se invece ce la farà? Di sicuro tra due anni saprà parlare e scrivere in tre lingue, se non quattro. Sappiamo quanto vale e noi non abbiamo dubbi sulla sua riuscita; non sarà per niente facile e noi saremo al suo fianco.
Dopo aver consultato decine di siti di agenzie immobiliari, forse abbiamo anche trovato un appartamento. E’ luminoso, spazioso ed è identico a quello in cui abitammo 10 anni fa e questo è fantastico. Sembra di riprendere un discorso lasciato a metà.
Ora comunque la situazione è completamente diversa, ma allo stesso tempo ci dà una sicurezza che non tutti gli expat possono avere. Conoscere già il posto in cui si andrà a vivere e trasferirsi in una casa simile a quello che è già stato un nido in passato, ci fa sentire meno l’incertezza e il timore per il futuro. Ritroveremo i luoghi in cui abbiamo imparato ad amare quelle montagne, avuto il nostro primo figlio, e dove ho pianto ininterrottamente perché dovevamo rientrare in Italia.
Devono solo rispondere alla nostra mail per darci conferma. Quando sarà tutto formalizzato inizieremo a svuotare ogni stanza della nostra attuale casa per scegliere cosa portare, cosa lasciare e cosa buttare. In fretta, perché stanno per partire con la raccolta differenziata anche qui. Imparammo a suddividere i rifiuti proprio in Germania nel 2003, anche i colori del vetro, tra bianco, verde e marrone, mentre qui ancora dobbiamo iniziare a distinguere tra umido e secco.
Poi inizieremo a farci fare dei preventivi per il trasloco.
Le tende che avevo per le grandi finestre del salotto ce le ho ancora piegate in una scatola sotto il letto e potrò rimontarle : ) Vivremo in un paese a 900 metri sul livello del mare, dove arrivano treni cari, ma puntuali e puliti; con la fermata del bus per la scuola di fronte casa, mentre qui dobbiamo percorrere 2 km in auto solo per raggiungere il centro abitato e sperare che il bus passi; dove già allora avevamo una linea internet velocissima, mentre qui paghi per avere tanti giga, ma in realtà ne hai solo 7 e sei fortunato se hai la connessione.
Sarà come tornare nel passato.
La Germania non è però un mondo fatato. Non è l’errata convinzione che possa esserlo a spingerci a tornare, ma la speranza di poter fare ancora qualcosa, mentre qui, alle soglie dei 50 anni, sei ormai da buttare. Mi fa anche un certo effetto scrivere 50…ci vedo ancora come due ragazzini e il fatto che tra una settimana Mr SOIG sosterrà l’esame per diventare pasticcere, me lo dimostra!
E mi ritornano in mente le parole del nostro amico P. : il successo è una porta larga, possono passare in tanti, ma è molto bassa e per attraversarla, è necessario abbassarsi e non tutti vogliono farlo.
Ricominceremo da zero tutti e tre, ripasseremo dal via, come nel gioco dell’Oca, ma conosciamo già le regole per partecipare e chissà…magari, vinceremo.
In ogni caso, daremo un sicuro vantaggio a nostro figlio, qualche pedina in più e seppure dovesse vincere soltanto lui, per noi sarà comunque,un clamoroso successo.

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DI CUORE E DI STRESS

E niente. Alla fine ho dovuto dare ascolto al mio cuore e fermarmi.
Mi hanno fatto portare un holter per monitorarlo per 24 ore.
Ho dovuto scrivere tutto ciò che ho fatto per un giorno intero e mi sono spaventata di quanto tempo ho trascorso seduta in macchina.
E’ vero che l’ho fatto per raggiungere gli uffici che stiamo battendo a tappeto e per le visite mediche da fare, ma questo non cambia il fatto che per qualunque necessità dobbiamo prendere l’auto. Sono stanca.
Anche per questo mi piace l’idea di andare a vivere in una provincia bavarese dove non esiste il caos cittadino, ma trovi TUTTO, senza dover organizzare una giornata intera.
Abbiamo percorso 10 chilometri per andare a montare l’aggeggio da appendere al collo, poi altri 40 per andare a Roma a consegnare il 730 mio e di Mr.SOIG, poi altrettanti indietro in un’altra città per andare ad iscrivermi presso il centro per l’impiego e a comunicare il licenziamento, poi a casa e di nuovo nel paesetto vicino, ma non tanto, per una visita medica del consorte.
Uffffff….
Anche lo scorso fine settimana avevamo percorso parecchi km, ma almeno per andare al mare a trovare mia madre e a rilassarci un po’ .
Nel pomeriggio vedrò il cardiologo e valuterà la registrazione dell’holter e altri esami.
E’ assurdo stare qui a perdere tempo tra visite e carte, quando ho tanto da fare…
Tuttavia per come si sono messe le cose, se non mi tranquillizzo, potrò fare ben poco.

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SOLE, POLVERE E LACRIME

Stanotte faticavo a prendere sonno.
Erano le 01.30 ed ancora il mio cuore palpitava e la mente girava vorticosamente rivedendo a diverse velocità i vari eventi di questi ultime settimane.
E’ arrivato il momento della firma: l’ho apposta su un documento che sancisce la mia disfatta e la mia libertà allo stesso tempo.

Mi hanno spedito tutto tramite mail. Ho preteso, per aumenti salariali previsti dal CCNL e non corrisposti, che aumentassero la cifra di 128 euro netti.
Mi hanno risposto di no, ma che potevano venirmi incontro concedendomi, per un altro motivo, ben 100 euro lordi.
Ahahahah, che pena mi fanno e mi faccio…
Accordata la cifra, arriva anche il giorno che sancirà la fine del nostro rapporto lavorativo di fronte ai sindacati.
Non verranno più loro in sede come hanno già fatto in 3/4 occasioni, perché ormai la maggior parte dei lavoratori ha già firmato e allora, io e gli ultimi a cedere, dobbiamo andare in centro da loro.
Purtroppo la data della disfatta coincide con l’ennesima agitazione dei mezzi pubblici della Capitale e, avendo fatto presente che non intendo in alcun modo trascorrere la giornata imbottigliata nel traffico per andare a firmare la loro conciliazione, benevolmente sono disposti ad accompagnarmi con la loro auto aziendale. Non sia mai che io ci ripensi o resti ferma in tangenziale.
In macchina uno dei soci di maggioranza, la responsabile del personale e il loro avvocato, fanno i simpatici e cercano di stemperare l’ovvio disagio a stare in uno spazio così ristretto con una che ha rimandato la firma così a lungo. Io guardo fuori dal finestrino e penso a quanto la situazione sfiori il ridicolo. Vorrei che finisse tutto nel giro di cinque minuti e non rivederli mai più.
E in quelle frasi sciocche e di circostanza non trovo nulla che mi faccia ridere o simpatizzare con loro.
Capisco d’altra parte che per loro invece, oggi si festeggia un problema legale in meno di cui occuparsi. Mi informano anche che invieranno il responsabile di sede a riprendermi per riportarmi in ufficio a recuperare la mia auto. Toh! Quel responsabile arrogante che ci urlava in faccia quando qualcosa non gli andava a genio, che sparlava di tutti con tutti e non si risparmiava in battute volgari e sessiste, dovrà farmi da autista proprio l’ultimo giorno di lavoro. Immagino la sua faccia quando glielo hanno comunicato. Lui, uomo del nord, dall’alto del suo ruolo, lui che odia Roma, i romani ed il suo traffico (che beffa! ) costretto a fare da choffeur ad un umile impiegato, per di più donna!
Arriviamo alla sede di un sindacato qualunque ( non ho mai avuto alcuna tessera) e lì trovo altri ex colleghi che aspettano il loro turno.
Tensione, sorrisi tirati e nessuno che abbia voglia di parlare; tutti invece hanno fretta di entrare e concludere. Arriva il mio momento: entro nella stanza e il rappresentante sindacale quasi non mi rivolge neanche il saluto. Sigla i fogli e non alza nemmeno lo sguardo: routine. Accetto, firmo io, firmano loro, fine.
Mi dicono che giù mi aspetta il mio speciale driver e difatti appena esco dal portone lo sento fischiare per attirare la mia attenzione, proprio come un bravo pastore con le sue pecore. E’ molto adirato perché ha dovuto attendere a lungo insieme ad un altro ex collega. Ripercorriamo a ritroso il nostro percorso e non la smettono di spettegolare ancora su colleghe e colleghi, lasciandosi anche andare a commenti grevi. Alla fine si scusano perché magari mi hanno annoiato…no, fate schifo, è diverso.
Arrivati nel parcheggio dell’ufficio, l’ex collega riprende subito la sua auto e se ne va, mentre io salgo le scale con il direttore per andare a salutare gli ultimi rimasti.

Mi dice “ Non avrai problemi a trovare un nuovo lavoro: sei brava”. Io non rispondo; ora non gli devo più rispetto o temere il suo giudizio o le sue reazioni, non siamo più nulla l’una per l’altro. Lui non lo sa che non farò mai più questo lavoro.
Guardo per l’ultima volta quelle stanze.

Sembra che ci abbiano bombardato; e in effetti la bomba è scoppiata un giorno di fine gennaio , ma sembra passato un secolo. Le nostre sedie e le nostre scrivanie accatastate all’ingresso, gli armadi svuotati, l’insegna tolta e appoggiata al muro esterno. I nostri peggiori clienti morosi gongolerebbero a guardarci adesso.
Una disfatta, una guerra persa. Sul terreno sono rimasti solo i diritti dei lavoratori e le speranze di chi, fino alla fine, ha creduto che si potesse fare qualcosa per scongiurare la chiusura.
Ultimo giorno di lavoro, i saluti, gli operai che da settimane smontano tutto l’ufficio con te dentro che ancora lavori e magari sei al telefono, trapanando e martellando vicino al tuo orecchio, mentre al piano inferiore buttano giù muri. Loro non hanno colpa.

E’ stata una strategia della direzione per sfinirci e costringerci a non sopportare più quella situazione; ci hanno messo nelle peggiori condizioni possibili per scegliere cosa fare.
Tutto parla, odora e suona di sconfitta, macerie e polvere. E dico addio a questo posto che non ho amato; mi ha dato e tolto e, come un compagno sbagliato, mi ha lasciato nel peggiore dei modi.
Salita in macchina non ho pianto per l’ufficio. Ho pianto per me, per il tempo che gli ho dedicato.
Ho dormito solo 3 ore stanotte, poi la sveglia mi ha ricordato di alzarmi per andare a lavorare, per l’ultima volta, in quell’ufficio.
Prima di andare a dormire, Mr SOIG mi aveva fatto vedere su un sito tedesco, una bellissima casa in affitto e piena di luce.
Solo questo pensiero è riuscito a darmi un po’ di pace; tutto quel sole che entrava dalla finestra illuminando il pavimento ed il soffitto di un legno accogliente e caldo, mi ha aiutata a rilassarmi.
Devo iniziare ad imparare il tedesco, a fare ordine negli armadi, decidere cosa portare, informare tutti i familiari della nostra decisione.
Ecco, ho capito. Il punto non è solo lo stress del licenziamento, ma anche comunicare la nostra prossima rivoluzione a chi ci darà dei matti, degli incoscienti, dei vecchi per fare una cosa del genere.
Forse mi spaventa questo.
Dopo aver trattenuto la rabbia per questi mesi , ho paura di non riuscire a sostenere altri attacchi da un nuovo fronte, senza neanche far passare un giorno tra l’uno e l’altro.
Forse sta diventando davvero troppo da sopportare e allora ho la tachicardia, i tic nervosi, dolori diversi alla schiena e alle gambe quasi tutti i giorni.
E’ il corpo che mi urla di non riuscire più a sostenere il peso di tutto e di rallentare.
No, adesso devo accelerare per spiccare il volo e non posso e non voglio fermarmi, perché sentirei la fatica ed invece devo lasciare che l’adrenalina faccia il suo lavoro e che mi accompagni per inerzia verso lo start da cui iniziare a correre.
Fino a ieri correvo sul posto per gli altri.
Da domani, correrò per me, per noi.

Waitin’ On A Sunny Day ( Bruce Springsteen )

It’s rainin’ but there ain’t a cloud in the sky
Must of been a tear from your eye
Everything’ll be okay
Funny, thought I felt a sweet summer breeze
Must of been you sighin’ so deep
Don’t worry we’re gonna find a way

I’m waitin’, waitin’ on a sunny day
Gonna chase the clouds away
Waitin’ on a sunny day

Sta piovendo ma non c’è una nuvola nel cielo
dev’essere una lacrima dai tuoi occhi
tutto andrà bene
divertente, pensavo di aver sentito una dolce brezza estiva
devi essere tu che sospiri profondamente
non ti preoccupare stiamo per trovare un modo

sto aspettando, sto aspettando un giorno di sole
per cacciare via le nuvole
aspettando un giorno di sole

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Bandiera bianca

Rinuncio a lottare…
Non prima di averci provato con tutte le mie forze, ma alla fine quelle forze e quel coraggio si sono esaurite, dopo aver rinunciato al sonno, alla tranquillità e alla salute. Queste sono rinunce troppo grandi per qualunque battaglia.
Fino a ieri mi batteva solo l’occhio sinistro; da stamattina ha iniziato a muoversi all’improvviso anche il sopracciglio destro.

Alzo bandiera bianca. Non scappo dai miei ideali, né dai miei valori, ma da tutto questo stress che mi ha avvelenato l’anima in questi mesi.

Sono pronta.
Stasera scriverò le righe che sanciranno la fine di questa lotta impari.
Non verrò risarcita. Daranno un prezzo a quella bandiera bianca con cui mi imbavaglierò e pagheranno il mio silenzio.
Tutto questo mi deprime, ma allo stesso tempo mi libera di un fardello diventato troppo pesante.
Stasera intanto mi godo la mia sconfitta e la libertà che deriva dal non essere più costretta a dimostrare e sperare nulla: un sollievo amaro, una dolce consolazione.
Per fortuna ho un piano B: provarci con ottimismo e non per disperazione.
Resa…libera.

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AVVOCATO NUMERO 3 : L’ULTIMA SPIAGGIA

 

L’abbiamo fatto.
Io ed i miei colleghi ci siamo sganciati dall’avvocato numero 2.
Non ha voluto nulla per la consulenza e per il tentativo di transazione fallito.
In realtà non è fallito. Loro hanno fatto la proposta e lui, anziché rilanciare o rispondere stizzito che non potevamo accettare, non ha mai risposto.
Come dice lui, li ha lasciati nel dubbio e dunque, loro così logorati nel frattempo, alle nostre colleghe che avevano trattato senza alcun legale, hanno elargito 1.000 euro in più rispetto a quanto abbiano offerto a noi.
La risposta alla sua tattica dell’attesa è stata chiara: inutili i vostri giochetti, le regole le dettiamo noi.
Intanto ci ha smontato ancora un po’ le aspettative e rimandato tutto a dopo Pasqua, che le vacanze incombono, mica la disoccupazione e le lettere di licenziamento!
Non possiamo aspettare un altro mese. Possono interrompere le trattative da un giorno all’altro. Continuano a portare a casa accordi con altri colleghi; per loro il rischio della vertenza in massa si allontana sempre di più e adesso hanno fretta di chiudere.
L’avvocato numero 2 non voleva accelerare e noi non siamo stati d’accordo; per lui è una sfida, per noi molto di più.
Per la seconda volta nessun risultato, nessuna spesa, ma tanto stress.
Solo che adesso devo ricominciare da zero. Di nuovo.
Un appuntamento con una nuova legale, amica d’infanzia di un’altra collega.
Intanto da quattro, siamo rimaste in due.

L’ avvocato numero 3 ci prospetta le sue idee di battaglia riguardo alla questione. Altre spiegazioni, altro rimestare nel fegato già spappolato dai dubbi, stress, panico, insofferenza e stanchezza.
Ho organizzato un appuntamento con lei e Mr. SOIG. Tutto bene, anche se ad ogni incontro successivo al primo, gli avvocati perdono smalto e combattività non appena dici che hai deciso di farti assistere da loro, tranne l’avvocato numero 1’evidenziatore rosa’ che ha mostrato indifferenza e calma piatta sin dal primo giorno.
Insomma nuove mail piene di documentazione e speranze e di nuovo esitazioni, poche speranze, rischi troppo alti.
In ufficio continuano tutti a conciliare, anche quelli che sembravano inattaccabili dall’incertezza; soccombono di fronte alle loro offerte di migliaia di euro che sembrano tante solo per la crisi economica attuale, ma non si avvicinano neanche a quanto dovrebbero risarcire per inadempienze contrattuali e morali.
Abbandona anche l’ultima collega che voleva proseguire con me.
Alla fine sono rimasta sola in un piccolo gruppo di irriducibili che procedono singolarmente e non ho più la forza. Non riesco più a dormire e sono ormai esausta.
I colleghi con cui avevo iniziato ….hanno mollato. Sono sola adesso.
Sola, contro una società per azioni che ha già liquidato il 95% del personale.
Ho ritirato il mandato anche all’ultimo avvocato e per questo venerdì ho deciso di dare a me stessa la possibilità di rinunciare.
Rinuncio alla battaglia. Ci ho provato, ma le armi a mia disposizione sono spuntate e non ho più munizioni.
Sono stufa di avere un’ansia indicibile, i nervi a fior di pelle e di aver trascurato i miei sogni e la programmazione del mio prossimo futuro da fine gennaio ad oggi. Basta. Lo devo a me e alla mia famiglia che ha già sopportato abbastanza tutta questa pressione.
Alla fine i soldi che avrei dovuto avere, non sarebbero stati abbastanza per ripagare il tempo e le energie necessarie per ottenerli. Sempre che, nei vari gradi di giudizio, i vari giudici mi avessero dato ragione e che la mia nuova e futura vita in Germania potesse permettermi di seguire gli sviluppi.
Ho deciso: ci ho provato, ma adesso voglio pensare a me, alla partenza, all’arrivo, alla nostra nuova esistenza, senza stress perché il passo che stiamo per fare ne comporterà già abbastanza, ma almeno per un buon motivo. Questo invece, sarebbe un vuoto a perdere, perché in ogni caso dopo aver pagato il legale e la propria dignità, sarebbe rimasto ben poco e non ne valeva la pena.
Mi sono arresa, ma posso ricominciare a vivere. Mi sembrava di soffocare.
Devo lavorare ancora qualche settimana per riconsegnare il mandato e poi sarà finita, finalmente.
In tutto questo c’è Mr. SOIG che è stato sempre al mio fianco, ha appoggiato ogni mia decisione fino all’ultima, senza mai contrastare quelle che erano le mie intenzioni, ma prestandomi sempre la spalla per appoggiarmi e sentirmi più forte.
Anche nell’ultima decisione mi ha supportato e così mentre lui porta avanti la sua battaglia contro il vecchio ed il nuovo lavoro, ha trovato la forza anche di venire sulle mie montagne russe, urlando con me di paura e accettando di scendere dopo avergli comunicato che non volevo giocare più, senza fare un fiato.
E mi tornano in mente le parole di una canzone di Jovanotti:

io e te, io e te…
che andiamo alla deriva,

io e te, io e te…

nella corrente….io e te!

Che attraversiamo il fuoco

con un ghiacciolo in mano,

che siamo due puntini

ma visti da lontano,

che ci aspettiamo il meglio

come ogni primavera,

io e te, io e te, io e te!

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AVVOCATO NUMERO 2 : PERRY MASON DE’ NOANTRI

Mia cugina me l’aveva detto; del resto nella sua vita ha intrapreso e vinto due vertenze.
Mi aveva avvisato di tutto lo stress che sarebbe scaturito da questa decisione, ma che alla lunga sarei stata contenta di non aver mollato. Comunque mi aveva detto che il pericolo maggiore da cui avrei dovuto guardarmi sarebbero stati gli avvocati.
Quindi, dopo l’avvocatessa svogliata che neanche ci prova a perseguire un po’ di giustizia per un suo potenziale assistito e che lo scarica brandendo l’arma della parcella per la sua consulenza ( mi ha fatto intendere.. se insisti ad andare avanti, se vinci ti massacro io, altrimenti lo fanno loro se perdi la causa, perciò prendi subito quei pochi e maledetti soldi che ti hanno offerto e scappa, come ho raccontato qui e qui), mi sono imbattuta nel furbetto del quartierino.
Avvocato numero 2 ci riceve in un elegantissimo ufficio della Capitale e assiste alla riunione anche una sua collega, facendoci sentire al sicuro nelle mani di un team di legali. Sedie in pelle, quadri, piante d’interno e sul grande tavolo di noce campeggia un piatto largo di cristallo pieno di ovetti di cioccolato; mentre attendiamo ci invita a prenderne qualcuno e ad utilizzare pure i fogli e le penne che ha preparato per noi.
Mi sembra un buon inizio, almeno come attenzione verso i clienti; sento che si sono preparati per il nostro arrivo e che forse potremmo aver trovato qualcuno che ci difenda veramente e che prenda a cuore il caso.
Inizia la riunione ed il nostro principe del foro si presenta con un grande entusiasmo, come uno che la sa lunga e che farà vedere i sorci verdi ai nostri usurpatori, buttando qua e là frasi ad effetto, presentandoci tutte le possibilità, ma lasciando intendere di avere già studiato la questione e di avere parecchi dubbi sulla correttezza della procedura seguita dal nostro datore di lavoro.
Torno a casa senza certezze, ma con la sensazione che forse qualcosa si possa fare, anche se la solita vocina guastafeste cerca di mettermi in guardia; insomma una gran confusione in testa.
Fissiamo l’appuntamento con la responsabile delle risorse umane incaricata di portare avanti le trattative e ci presentiamo in quattro, assistiti dallo stesso legale.
Quella mattina l’avvocato agguerrito incontrato due giorni prima, si presenta assonnato, remissivo, parla poco di fronte al ‘nemico’ che ripropone la sua solita proposta indecente lievitata misteriosamente di 500 euro.
Noi, ricevuta la consegna del silenzio, non abbiamo proferito parola e lui si è limitato a dire che farà le sue valutazioni.
Tornati in studio, ci dice invece che starà a guardare, non risponderà alla loro richiesta e questa sarà la sua tattica.
Nel frattempo però, ci chiede di indagare sulla strategia che intendono seguire i legali dei nostri colleghi per, questa la giustificazione, seguire tutti la stessa linea.

Non legge la miriade di documenti personali che produciamo, perché in realtà non gli interessa neppure iniziare ad imbastire una causa, bensì riuscire ad ottenere la massima parcella in caso di transazione conciliativa.
Alla fine, purtroppo, non si logora nemmeno per quella.
E’ uno che aspetta la prossima mossa, che ci chiede di fare foto e conteggi, di registrare conversazioni; una sorta di Perry Mason de’ noantri, con i clienti nella veste di collaboratori a costo zero che lavorano per lui e che alla fine dovrebbero pure pagare.
Ma è questo che si meritano dei lavoratori ingiustamente licenziati? Io non ho mai avuto a che fare con dei legali, forse funziona così.
Non si dovrebbe studiare la materia, casi simili o che ne so, trovare soluzioni, insomma, guadagnarsela un po’ la pagnotta?
Devi prima conoscere le varie fiere che popolano la savana e poi immolarti con quella che fa meno paura.
Forse aveva ragione mia cugina.
In realtà, io mi trovo in mare aperto, altro che savana, dove almeno puoi trovare un rifugio in qualche anfratto.
Qui siamo in alto mare, senza zattera ed intorno a noi vedo solo pinne di squali.

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AVVOCATO NUMERO 1 : L’EVIDENZIATORE ROSA

E’ andata come pensavo.
L’avvocato mi ha fatto fare 10 minuti di anticamera (come mi hanno insegnato, si fa con i debitori) facendomi sentire ancora di più dalla parte del torto e a disagio.
Poi a suo buon cuore, mi ha fatto accomodare in una stanzetta angusta.
L’ho trovata a sottolineare, con un evidenziatore rosa, i riferimenti normativi presenti nella procedura di licenziamento.
Li ha verificati su internet davanti a me. Poi ha smontato punto per punto le mie richieste nei confronti dell’azienda, quasi fosse il legale della controparte, e alla fine mi ha liquidato dicendomi che una causa mi costerebbe troppo, avrei pochissime possibilità di vittoria e farei bene ad accettare i due spiccioli che loro mi hanno offerto.
Mi sono sentita quasi in colpa per aver pensato di ribellarmi ad una tale ingiustizia.
Raffreddata, delusa e stanca, l’ho salutata e mi ha detto che mi invierà una mail per la parcella.
Ma gli avvocati specializzati in diritto del lavoro non dovrebbero essere dalla parte dei lavoratori e aiutarli a combattere contro le ingiustizie? Il mio ha combattuto e vinto facile contro gli ultimi sprazzi di fiducia nella battaglia e ha completamente affossato le mie convinzioni di rivalsa.
Sono uscita da quell’elegante palazzo del centro di Roma completamente affranta e con un appuntamento già preso con un altro avvocato da incontrare con altri colleghi.
L’istinto era quello di darle ragione e rinunciare a tutto. E’ così che si abbandonano le guerre; ci si fa convincere di non avere abbastanza forza e ragione e si lasciano sulla strada pezzi di dignità e coraggio che poi più avanti non si riusciranno più a recuperare.
Non so cosa mi dirà l’altro avvocato. Nessuno può dare certezze di vittoria, ma rinunciare senza provarci, mi sembra l’atteggiamento più sbagliato che possa esistere. L’ho già fatto in passato in altri ambiti e non ripeterò lo stesso errore.
Il piano B esiste, in ogni caso non significa che per questo mi farò cancellare da imprenditori cinici ed opportunisti e/o avvocati incapaci e/o svogliati.

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CHI BEN INCOMINCIA…

Primo giorno di trattative per liquidarci, conciliare e rinunciare ad impugnare un licenziamento vergognoso.
Ultimo colloquio della giornata: io e loro.
Erano sfiancati dagli incontri precedenti e, poverini, si sono dovuti sorbire le mie recriminazioni, i ragionamenti ed il mio dissenso sulla questione.
Alla fine hanno detto una cifra.
Gli ho riso in faccia.

Mi dispiace. Non volevo ed è successo.
Non volevo far trasparire nulla dal mio viso, ma come sempre mi ha tradita.
La cifra era troppo ridicola.
Ho detto loro che siamo su posizioni troppo lontane, ma avrei voluto gridargli in faccia il mio disprezzo e che dovrebbero vergognarsi.
Invece dovrò rivederli lunedì.
Oggi devo incontrarmi con un legale che, però, non mi sembra abbia tanta voglia di farsi carico di questa vertenza. Mi ha detto che vuole farmi un preventivo e quando al telefono le ho risposto che non posso accettare la loro proposta indecente, è rimasta in silenzio.

Non mi è piaciuto.