Galleria

IN APNEA

Il professore comunica che il giorno seguente non praticheranno sport in palestra e tutti dovranno portare il costume da bagno per svolgere l’ora di educazione fisica in piscina. Pur sapendo che la comprensione del tedesco da parte di nostro figlio è ancora minima, il docente non gli fa scrivere un avviso da far leggere ai genitori o permettere al bambino stesso di tradurlo con l’aiuto del dizionario, ma dà per scontato che abbia capito. All’indomani purtroppo Little Soig scopre di non aver compreso. Il professore lo fa allora restare a scuola e raggiungere un’altra classe in palestra.
Quel giorno si allenano sulle parallele. Durante la lezione, il professore si allontana e non segue i ragazzi che sono già esperti, dimenticandosi di avere sotto la sua custodia, un alunno italiano che non parla ancora la loro lingua, non comprende totalmente le sue indicazioni e non ha mai visto una parallela in vita sua.
Insomma, durante l’esercizio cade e si frattura l’alluce. Sia il suo professore che l’altro si sono scusati mille volte dopo l’accaduto, ma ormai il danno è fatto.
Nuove offese dai compagni per via dello scarpone che gli hanno fatto indossare in ospedale…

Torna a casa e trova nelle tasche del suo zaino diverse cartacce, involucri di merendine e gomme da masticare appiccicate al suo cellulare.

Durante la lezione di biologia in laboratorio, il solito stupido bullo della classe decide di rubare l’astuccio di nostro figlio.
Lo passa ad un altro che chiede di uscire. A fine lezione little Soig si accorge di non avere più l’astuccio e fa presente alla professoressa il torto subìto, ma anziché chiedere a tutti di mostrare gli zaini e finirla lì, l’insegnante pronuncia due o tre frasi di circostanza e se ne disinteressa.
Il famigerato astuccio non si trova, neanche si trovassero in uno stadio piuttosto che in un’ aula del liceo. Arriva un compagno e dice di averlo visto in bagno.
Nel water.
Qualcuno ci ha fatto la pipì sopra.
Il professore riesce ad individuare il colpevole e il massimo che riesca a fare è chiedere al teppista teutonico di ricomprare l’astuccio.
Appena Little Soig è tornato a casa e mi ha raccontato il tutto, sono andata di corsa a ricomprargliene un altro uguale. Gli ho spiegato che in questo caso non si è trattato semplicemente di un danno subìto di cui chiedere il risarcimento e che la dignità non si compra. Il giorno seguente ha pure dovuto spiegare al docente incredulo il motivo del suo rifiuto.

Durante un trasferimento della classe da un’aula ad un’altra, scendendo delle scale, danno una gomitata a Little Soig che gli fa cadere gli occhiali, ma li perde davvero perché non si trovano più. Mi chiama e mi dice che devo andarlo a prendere perché non ci vede.
Credo di aver percorso il tragitto con 8 km di tornanti a strapiombo da casa a scuola immaginandomi in sella ad un leone. Appena entrata in segreteria con un inglese furioso ho chiesto un appuntamento immediato con il preside.
Ora, chi vive in Germania sa che gli appuntamenti qui si prendono anche con 6 mesi di anticipo, figuriamoci se in soli 5 minuti. Sarà stata la colorazione paonazza del viso o l’accento anglo-italiano poco rassicurante, hanno deciso di darmi subito la possibilità di incontrarlo.
Gli ho vomitato addosso tutta la mia rabbia e costernazione, tutta la mia delusione e incredulità nel constatare la loro assoluta incapacità di tenere a bada quattro teppistelli e di non favorire in alcun modo la coesione tra ragazzi tedeschi e stranieri.
Devo avergli fatto molta pena o deve essersi vergognato molto, perché si è messo a cercare personalmente davanti a me gli occhiali per tutta la scuola. Ritrovati magicamente senza sapere chi sia stato a nasconderli.

Visto che le proteste telefoniche e verbali non sono bastate, abbiamo scritto una lunga lettera di protesta alla scuola e, miracolosamente e all’improvviso, tutti i professori sono stati informati di ciò che giornalmente accadeva nelle loro aule, sotto i loro occhi, senza mai rendersene conto. Hanno iniziato a difendere nostro figlio e ad individuare gli elementi peggiori. Non hanno espulso nessuno, ma hanno iniziato a parlare di bullismo in tutte le classi. Ad un insegnante specifico è stato affidato un ruolo di riferimento per denunciare i singoli episodi, anche se avvengono al di fuori della scuola. Hanno organizzato dei seminari con la polizia tedesca che è venuta a parlare di fronte ai ragazzi dei pericoli e delle conseguenze del bullismo nella vita reale e sul web.
I compagni di scuola hanno smesso di prenderlo di mira. Dopo questi mesi, ha iniziato a parlare tedesco e può rispondere a qualche offesa che ogni tanto ancora gli indirizzano.
Mi sono chiesta se il problema fosse la Germania, la scuola o le famiglie.
La risposta che mi sono data è che il silenzio, la vergogna o il senso di sconfitta alimentano ovunque questi comportamenti e che se ogni singolo genitore di bambini e di ragazzi costretti a subire angherie alzasse la sua voce, forse si riuscirebbe ad arginare questo fenomeno dilagante.

La strada è lunga e di certo ci saranno ancora episodi spiacevoli.
Intanto iniziamo di nuovo a respirare, ma l’impatto che questo periodo di apnea ha avuto sul carattere e la vita di nostro figlio, lo scopriremo solo col tempo.

Annunci

Galleria

I DUBBI CAUSATI DAL BRANCO

E’ tornato a casa piangendo.
Il primo giorno di scuola invece l’avevo visto arrivare con un sorriso ed un entusiasmo che mi aveva scaldato il cuore.
Il problema che pensavamo di dover affrontare era la lingua quasi sconosciuta, il posto nuovo, il viaggio in bus da solo mai sperimentato, il nuovo e diverso metodo di insegnamento. Tutte queste novità le ha accettate con gioia e determinazione, mentre non riesce a sopportare il fatto di essere stato emarginato a partire dal secondo giorno di scuola.
Deriso per il fatto di non comprendere la lingua; lasciato da solo in classe senza aiuto e costretto a vagare per una scuola immensa, a chiedere in un tedesco stentato dove fosse la palestra; ha dovuto recuperare le sue scarpe di ricambio con cui ha scoperto stavano giocando a calcio e subire poi uno sgambetto cadendo rovinosamente a terra, scatenando l’ ilarità di tutti i suoi compagni; il rifiuto di potersi sedere sull’autobus o di poter giocare con gli altri durante la ricreazione; subire il furto della sua giacca preferita e tornare a casa raffreddato senza di essa.
Si sente solo, diverso, rifiutato. L’abbiamo portato fin qui per essere bullizzato.
Non era questo che immaginavamo e che desideravamo per lui.
La questione verrà affrontata. Non abbiamo intenzione di permettere a degli stupidi di rovinare la felicità di nostro figlio che ha sempre considerato la scuola come un’opportunità per imparare e stare con gli altri, mentre ora la mattina si alza già con un’ansia indicibile e con il terrore della prossima angheria.
Anche in Italia negli scorsi anni affrontammo la questione con gli insegnanti, ma in quel caso i bulli erano solo un paio; gli strapparono il libro a metà e le maestre costrinsero gli autori a prestargli a turno il loro libro e ad incollare ed usare quello ormai distrutto.
Oppure quando scoprimmo che in due occasioni avevano creato dei gruppi su whatsapp contro di lui.
Vedere TUTTA la classe che lo emargina e si prende gioco di lui, così come i compagni di calcio o gli altri studenti sul bus, sarebbe duro da affrontare anche per un diciottenne, ma per un bambino di 11 anni è veramente troppo.
Lo abbiamo educato ad essere rispettoso e tollerante, mentre qui servirebbe un pugno sul naso per risolvere le cose.
E’ sensibile e sempre sorridente e non capisce come possa essere disprezzato senza motivo o debba considerare un’offesa l’essere chiamato in coro ‘Italienisch, Italienisch’.
Qui in Germania abbiamo conosciuto tante brave persone e non sono tutti razzisti, ignoranti o cattivi. Così come in Italia non erano tutti amichevoli, socievoli o brava gente.
Il branco esiste ovunque: colpisce il debole, il nuovo, il diverso e non ha nazionalità specifica.
Mi faceva schifo nella mia nazione e fa schifo qui. Alla base c’è solo ignoranza, disadattamento e bassa autostima di soggetti piccoli che per sentirsi forti, si alleano con altri meschini ed insieme formano un gruppo in grado di colpire senza pudore e senza remore.
Non resteremo a guardare. Faremo capire agli insegnanti e alla preside che devono prendere dei provvedimenti, altrimenti avranno fallito come educatori.
Io mi ritrovo a parlarne con chiunque, tedesco o di qualunque altra nazionalità, quasi come un disco rotto. Mi sento impotente di fronte ad un’eventualità che non avevo minimamente considerato.
Ma lui è addirittura più forte di noi e non ha pronunciato neanche una volta frasi come ‘Non voglio andare più in quella scuola‘ oppure ‘Perché siamo venuti qui?’.
Ci dice solo ‘ E’ difficile, tanto difficile’, stringe i pugni e va’ avanti, quasi avesse più convinzione e coraggio di noi due genitori che, di sera, dopo aver asciugato le sue lacrime, ci chiediamo sgomenti se, portandolo qui, alla fine abbiamo preso la decisione più giusta anche per lui.

Galleria

LA PAURA ALL’IMPROVVISO

Sono seduta in un caffè di fronte al negozio che aprirà solo alle 9.
Stamattina ho accompagnato nostro figlio per il primo giorno di scuola.
Non abbiamo dormito tutta la notte per l’emozione e la preoccupazione.
E’ bravo, ha imparato tanto, ma naturalmente tutti questi cambiamenti in poco tempo, lo hanno frastornato.
Infondo è arrivato in Germania solo da pochi giorni . Forse abbiamo sbagliato e dovevamo dargli più tempo per adattarsi. e meno per studiare la lingua. O forse no.
Tutto nuovo.
Nuovi compagni in bermuda ed infradito e noi arricciati nelle nostre giacche per il freddo e la preoccupazione.
Nuova scuola, enorme; sembra una piazza in occasione di una festa delle gioventù, con quel vociare, quelle risate che esplodono all’improvviso e quei visi puliti e invincibili.
Nuovi professori: tutti molto gentili e comprensivi e capaci di farlo sentire a suo agio, parlandogli in italiano, prima di portarlo nella sua nuova classe.
Ed io che all’improvviso mi sento sola in città conosciuta, in cui mi muovo senza difficoltà, ma in cui mi sento ugualmente smarrita.
Amo questi posti, ma la barriera linguistica mi sembra di colpo insormontabile.
Forse perché so di non poter aiutare nostro figlio e questo è molto frustrante.
L’ho visto tremare stamattina al momento del suono della campanella e non ho potuto fare altro che abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene, anche se non lo so.
Ho potuto fare ‘solo’ la mamma.
So per certo che tra qualche mese, questo ricordo ci farà sorridere, ma oggi averlo visto andar via con la professoressa con lo sguardo indifeso e le labbra serrate, mi ha fatto provare disagio e paura.
Scusa amore, se mamma non ha imparato il tedesco prima di te.
Andrà tutto bene, little SOIG; dillo anche tu a me, ti prego.

Galleria

LA NOSTRA NUOVA VITA

Eccoci qua.
Finalmente siamo in Germania stabilmente, anche se manca ancora il pezzo fondamentale: nostro figlio.
Resterà ancora qualche giorno dai nonni. Ieri sera al telefono ci ha letto un dettato. E’ stato bravo in queste settimane; il nonno ha fatto un lavoro egregio con le lezioni di tedesco e lui si è impegnato tanto, proprio come gli avevamo chiesto. Rimanendo con loro ha evitato tutto lo stress da trasloco, la confusione in casa, gli imprevisti (tanti) che ci hanno fatto compagnia in questi giorni e che ancora dobbiamo risolvere. Ha avuto tutto l’affetto, l’attenzione e la tranquillità che con noi sarebbe stato impossibile ottenere.
Dopo 10 anni abbiamo ritrovato una Germania meno efficiente di quanto ricordavamo, ma almeno i problemi li risolvono velocemente o almeno ci provano.
Leggendo tutto quello che è successo con la casa sembra quasi incredibile che siamo ancora così soddisfatti, ma è proprio così.
Gli operai della ditta della Baugrund hanno fatto un bel lavoro. Tutto pulito, bianco, rinnovato, ma nelle camere hanno dimenticato di dipingere sotto i termosifoni ed in cucina non hanno terminato di posare la fila di piastrelle su 3 muri; reclamo, presa d’atto dell’errore, sopralluogo e domani verranno a finire il lavoro, anche se la cucina è già montata.
Ahhh la cucina…nota dolente. Non ho mai visto tanti errori in un solo progetto. Il proprietario del negozio in cui l’abbiamo acquistata ha visto il profitto ricavato dalla vendita assottigliarsi sempre di più, man mano che sono emerse le sue grossolane sviste che, naturalmente, verranno da lui ripagate.
Da dove inizio? Uno sportello che non si apre del tutto perché bastava calcolare lo spazio di apertura, un pezzo mancante sul forno, un cassetto che non si chiude perché non ha calcolato lo spessore del piano cottura. E poi in sede di montaggio: la lavastoviglie non fissata bene che sbatte al piano di lavoro e aprendola fa staccare il battiscopa; il piano cottura non collegato nel modo migliore e quindi inutilizzato per 10 giorni; lo scarico del lavandino fissato male e che perde, anche questo intonso per una settimana; altri due cassetti arrivati graffiati e che verranno sostituiti; la cappa montata male che non aspira e la condensa che rovina subito i pensili della cucina.
Tra l’altro pur avendolo ordinato on line 13 giorni fa, attendiamo ancora fiduciosi, ma senza alcuna informazione precisa, il nostro nuovo frigorifero che arriverà insieme all’amica lavatrice.
Abbiamo atteso una settimana prima di avere la luce in casa. E’ stato romantico andare a dormire alle 20.45 e restare a parlare sul letto guardando la montagna che si vede dalla finestra della nostra camera, illuminata dalla Luna. Si, perché qui le finestre non hanno persiane o tapparelle e le nostre tende sono ancora nelle scatole.
Sempre al nostro arrivo abbiamo subito richiesto la linea telefonica ed internet e ci hanno dato un appuntamento con i tecnici della Telekom dopo 10 giorni. Il fatidico giorno in cui pensavo di rientrare in contatto con il mondo non si sono presentati, senza avvisare; troppo lavoro e pochi tecnici è stata la giustificazione e perciò abbiamo preso un nuovo appuntamento per domani, ma già hanno detto che forse chiameranno se non riusciranno a venire!!!!!
Per la macchina invece abbiamo preso appuntamento al TUV per la revisione necessaria prima del cambio targhe e hanno riscontrato un problema ai freni la cui riparazione essenziale ci è costata più di 1.000 euro e solo per la bontà del meccanico turco, molto gentile e professionale, che ci è stato consigliato da un amico italiano in comune.
Nel frattempo abbiamo dovuto pregare tre compagnie assicuratrici di non togliere ben 10 classi di rischio a Mr SOIG e alla fine ci ha aiutati un amico tedesco che ci ha indirizzati all’unico assicuratore che si è preso la briga di leggere per bene i documenti e forse perderemo soltanto una classe su 15. Naturalmente pur non avendo la top class pagheremo poco più della metà di quanto pagavamo in provincia di Roma. Abbiamo riportato la macchina al TUV e dopo aver verificato che il lavoro ai freni era stato effettuato, ci hanno rilasciato un documento con il quale abbiamo potuto radiare l’auto dal registro italiano e sostituito le targhe. Le abbiamo scelte con le iniziali del nostro pargolo e la sua data di nascita. Il prossimo fine settimana quando torneremo in Italia a riconsegnare le targhe e la dichiarazione del ritiro del libretto e del certificato di proprietà , sono curiosa di vedere se andrà tutto così liscio.
Il medico è in ferie, senza sostituto e perciò dovremo attendere ancora una settimana prima di poterlo conoscere ed iscriverci.
Intanto siamo stati negli uffici dell’assicurazione privata per la salute ed ora siamo coperti tutti e tre, grazie al lavoro di Mr. SOIG. A differenza di 10 anni fa, ora non si pagano più 10 euro ogni 4 mesi al medico di famiglia e per fortuna anche dagli specialisti non si paga, a meno che non si debba fare un lavoro importante ai denti, ma anche in quel caso è possibile stipulare un’assicurazione aggiuntiva che copra il 100%.
Due spedizioni punitive da Ikea nei fine settimana e la camera del piccolo sta prendendo forma; troverà tutto pronto e sistemato.
Abbiamo preso anche il mobile del bagno che però potremo fissare alle piastrelle solo se gli stop verranno inseriti nelle fughe…ok, sarà fatto Baugrund.
Il 1 settembre Mr SOIG ha iniziato il suo nuovo lavoro. E’ un punto di partenza, perché sia lui che i suoi superiori, si sono resi conto che le sue capacità sono molto più elevate per la posizione che occupa e con il tempo arriverà il compito giusto. Intanto è stato assunto e non era assolutamente facile o scontato. Riesce ad essere a casa 5 minuti dopo aver finito di lavorare e dopo tanti anni passati a perdere tempo e vita sui treni, questo è a dir poco fantastico..

Io che mi sdraio sul letto e guardo fuori dalla finestra e dico” Non è bello guardare le mucche al pascolo su quei prati verdi? Arriva addirittura il suono dei loro campanacci al collo e lo scrosciare dell’acqua del torrente!”.
Lui che la sera, nella stessa posizione, mi dice” Si, è bellissimo e da qui oltre ai pascoli, la notte possiamo vedere il cielo pieno di stelle”.
Sarà stupido, troppo romantico, puerile, ma stasera a me basta questo per dimenticarmi di tutti gli inconvenienti e pensare che, forse, abbiamo fatto la scelta giusta.

Galleria

LA PARTENZA E L’ARRIVO

 

 

Abbiamo chiuso a doppia mandata la porta e saliti in macchina.
C’era agitazione per  IL viaggio che ovviamente ricorderemo per sempre, ma nel salire la rampa con il bagagliaio stipato con la nostra vita urgente, ci è venuto da piangere.
Per paura, quasi quella fosse una rampa di lancio per una nuova ed ignota vita.
Per i ricordi, che all’improvviso nella frazione di un secondo sono tornati in mente e nel cuore come un lampo.
Per l’emozione, in quel momento abbiamo realizzato che tutto il sogno stava prendendo forma e che non si tornava più indietro.
Mi ha ricordato la sensazione che si prova distesi con il camice sulla barella, con l’ago della flebo già attaccato e l’incombenza di un intervento chirurgico; quando sei in anticamera e i tuoi familiari ti immaginano già sotto i ferri, mentre tu aspetti minuti interminabili prima di essere trasferito su quel tavolo freddo. Sai benissimo di dover fare quel passo, che dopo starai meglio, tremi per la paura e per il freddo e istintivamente vorresti scappare via e gridare che hai cambiato idea e che non ce la fai. Invece, razionalmente decidi di rimanere, di mantenere la calma, tanto il “problema” ce l’hai dentro di te ed è inutile fuggire; ti dici che andrà tutto bene perché non c’è più nessuno a dirtelo, ma solo persone sconosciute che lavorano su di te.
La sensazione di ineluttabilità mi accompagna in questi pochi metri che dividono il garage dal cancello esterno; partiamo veramente con le lacrime agli occhi, anche se l’abbiamo fortemente voluto; non è facile, non è stato facile immaginarlo ed organizzarlo, ma ora non lo è per niente realizzarlo.
Non è un addio, ma un arrivederci eppure ho avvertito distintamente il fruscio di una pagina della nostra vita ormai voltata per sempre.
Siamo arrivati di pomeriggio con la pioggia e 20 gradi in meno rispetto alle temperature italiane.
La mattina eravamo vicino Roma, sudando già alle 7 di mattina. Siamo passati davanti alla nostra nuova casa, ma non siamo potuti salire perché non avevamo ancora le chiavi e abbiamo potuto vederla solo il giorno seguente.
Hanno rinnovato l’intero appartamento ed eravamo impazienti di vedere i lavori ultimati.
Dopo due giorni sarà la volta del camion con le nostre cose.
Intanto bisogna andare in comune per la registrazione, al TUV per il cambio delle targhe, poi all’AOK per l’assistenza sanitaria.
In questi giorni alloggeremo in albergo.
Insieme alla ditta di traslochi, incontreremo anche la responsabile dell’istituto che si occupa delle case e che ci farà firmare il contratto definitivo.
A quel punto saremo ufficialmente affittuari, anche se in realtà è da un po’ che abbiamo già pagato cauzione e mese in corso.
Dovremo andare anche a richiedere la certificazione della fedina penale pulita di Mr SOIG. da consegnare il primo giorno di lavoro.
Per fortuna nostro figlio è potuto rimanere a casa dei nonni vicino al confine ed eviterà il trambusto di questi giorni. In più resterà un mese con loro e potrà fare un un corso intensivo di tedesco e potrà iniziare la scuola con una certa base linguistica, senza partire proprio da zero. La scuola ha spedito i libri per permettergli di mettersi in pari con i programmi dell’anno scolastico appena trascorso; abbiamo già potuto verificare che il nostro piccolo non è affatto indietro rispetto ai suoi futuri compagni di classe.
Credevo che sarei impazzita di gioia all’arrivo ed invece sono stordita dal sonno, dalla stanchezza, da alcune delusioni che inevitabilmente hanno fatto il loro arrivo, come avevo letto in diversi blog di expat. Persone che non ti aspettavi che non gioiscono con te, altre che spariscono, altre ancora che sembrano rimanerci male che alla fine hai trovato un lavoro e non parti allo sbaraglio.
Te lo aspetti dai conoscenti, dai vicini antipatici, ma non dai parenti o da persone speciali. E’ così e basta. Devo accettarlo.
Troppe emozioni, troppa stanchezza, troppe lacrime per i saluti.
Quando domani mi sveglierò nel paese in cui ho sognato di ritornare negli ultimi 10 anni, dopo qualche ora di riposo, forse realizzerò che ce l’abbiamo fatta, malgrado quei mancati saluti e quei sorrisi smorzati, quelle difficoltà che sembravano insormontabili e tutto il lavoro fatto per spostarci qui.
Resteremo alcuni giorni per attendere il camion del trasloco, torneremo in Italia dai nonni e poi ritorneremo qui per preparare la nostra nuova casa.
Ricominciamo. Start over in Germany. Nuova vita, nuovo Paese.
Per adesso non c’è posto, tempo ed energia per le delusioni, la tristezza e la malinconia.

Galleria

FAREWELL

Ho imparato a non rispondere, o meglio a farlo lasciando l’interlocutore con la propria curiosità insoddisfatta.
Prima a qualunque domanda pensavo di avere il dovere di rispondere dando fino all’ultimissimo particolare, perché omettere mi sembrava scortese.
Le persone in realtà, specialmente i conoscenti, ti fanno domande e spesso neanche ascoltano la tua risposta.
In questi ultimi giorni in Italia però, le orecchie sono ben aperte e tutti sono molto interessati.
Quanto pagate di affitto? Quanto guadagnerà tuo marito? A quanto avete venduto la macchina? Quanto ti costa il trasloco?
Tutto si riconduce ai soldi, quando invece per noi ciò che ha più valore in tutto questo è la libertà, le nuove opportunità, il senso di appagamento per la realizzazione di un progetto ardito, che nessuna cifra scritta su un assegno, potrà mai acquistare. In pochissimi si sono interessati ai nostri sentimenti, sensazioni, speranze e paure.
Chiaramente non mi metto a riflettere ad alta voce sulla mia vita con tutti coloro che, invece, insistono per conoscerle quelle cifre.
E allora divago, tergiverso, sorvolo, non mi sento più in colpa e riesco a distinguere chi è veramente interessato a ciò che stiamo facendo, da chi è soltanto curioso e magari mentre ci sorride e ci fa gli auguri, pensa o spera che la vita ci dia una bella lezione e ci faccia capire quanto siamo stati stupidi nel credere nei sogni.
C’è chi insinua continuamente che tuo figlio, in realtà, non sia così contento di partire e te lo fa notare fino all’ultimo giorno.
Chi pur essendo un’ ex amica si offende perché non sono andata nell’ordine a 1) chiedere a lei il permesso di espatriare; 2) raccontare tutto per filo e per segno quello che ho intenzione di fare; 3) salutarla come se fossimo ancora vicine.
L’ amica di mia madre che mi saluta e mi dice ‘ Buon divertimento!! ‘, come se andassi in ferie a Winter Wonderland.
Il buon artigiano di fiducia che si preoccupa per gli attentati che saremo costretti a subire in Germania, mentre qui saremmo stati così tranquilli…come no!
La mamma che mi abbraccia forte; senza neanche parlare, ci stringiamo in silenzio e piangiamo.
Alcune mamme dei compagni di classe di nostro figlio organizzano un saluto al bar e alla fine si forma una lunga tavolata per dirci ciao.
In un pub con due amiche vicine; tra una lacrima e una risata,, per tutta la sera ascoltiamo una raccolta di Dalla che canta ” Caro amico ti scrivo….”, “Ciao” e tutte canzoni che non potrò più ascoltare senza ripensare con malinconia a quella serata.
Il migliore amico little SOIG e la sua famiglia hanno organizzato il loro trasloco in Gran Bretagna in una settimana e dopo un anno passato a parlare del nostro trasferimento, ci siamo salutati in fretta e furia, con troppe cose non dette e troppo tempo non trascorso insieme, e sono partiti prima di noi.
Hanno trovato casa in Sunnyside Road e già questo mi fa pensare che andrà tutto bene.
Gli ex colleghi di Mr SOIG che non siamo riusciti a salutare di persona, vengono contattati per telefono e restano stupiti.
C’è anche chi non ci ha salutati volontariamente.
La cena festosa con gli amici più stretti. Avevo paura di piangere ed invece è stata tutta una risata fino alle 3 del mattino. Forse perché sono gli amici veri e seppur tristi per la partenza, sono realmente felici per noi.
E intanto di là gli operai della ditta di traslochi finiscono di impacchettare la nostra vita. Ieri durante il primo giorno del loro lavoro ero euforica; oggi invece sono apatica e nostalgica, forse perché so che oggi finiranno e non si tornerà più indietro.
Comunque ho imparato che la vita degli expat è così: il giorno che decidi di andare via, compri un biglietto per un giro perpetuo sulle montagne russe emozionali.

Galleria

AUDENTES FORTUNA IUVAT

Ha chiuso la telefonata.
Ci siamo guardati e ci siamo dati il cinque.
Abbiamo iniziato a ridere, tanto e forte.
Sembra incredibile anche a noi. Ci avevano detto che c’era questa possibilità e di provare.
Non avevamo niente da perdere e ci abbiamo provato.
Lo hanno preso!
Hanno letto il suo splendido curriculum e deciso di intervistarlo; ha sostenuto il colloquio per telefono, in viva voce con diverse persone da un altro Paese, in due lingue diverse dall’italiano. Abbiamo atteso quasi due settimane ed è arrivato il responso: preso!  Contratto di un anno, rinnovabile.
Proprio stamattina mi ero svegliata molto depressa.
C’era ancora tanto da fare, nessuna novità sul lavoro; mi sembrava tutto inutile questo affanno e molto, molto pericoloso, perché la data si avvicina sempre di più e trasferirsi senza neanche una certezza di impiego, iniziava a rendermi nervosa. Io che ho sempre avuto la fissazione di voler organizzare tutto e cercato sicurezze, mi ritrovavo per la prima volta nella mia vita in un mare di probabilità e rischi, senza appigli e senza rete di protezione. Non ho mai azzardato, sono sempre stata troppo controllata, alla fine mi sono scoperta noiosa e monotona.
Ci siamo dati la mano e abbiamo saltato e sotto il dirupo c’era tanta acqua fresca e limpida pronta ad accoglierci.
Quanta vita ho sprecato finora? Quante altre volte, in tante occasioni, sarebbe bastato solo un po’ di coraggio in più per ottenere un risultato.
Sono felice di averlo scoperto, di aver sperimentato un nuovo modo di affacciarmi alla vita, senza tutti quei freni che mi sono sempre autoimposta per paura di sbagliare.
Adesso aspetto il responso del mio colloquio e forse non lo avrò superato, o forse si: la cosa più importante è averci provato.
Tra pochi giorni partiremo con un lavoro in tasca e l’assicurazione sanitaria a cui tanto ambivamo.
E così la frustrazione per il rifiuto dello Stato dopo quasi 30 anni di carriera, la delusione per l’esperienza nel volontariato, l’impossibilità di aprire una propria pasticceria o di essere assunto alla sua età in Italia, lasciano il posto alla soddisfazione per aver dimostrato ancora una volta, di essere una persona fuori dal comune e questo suo successo non è solo fortuna.
Se le qualità ci sono, alla fine vengono riconosciute; magari non a casa tua, ma a migliaia km di distanza.
Abbiamo tentato di vendere la macchina per 2 mesi con volantini, passaparola, Fb, annunci on line. Niente di niente.
Alla fine abbiamo tagliato tanto il prezzo ed inserito un annuncio su un sito nazionale. Partiremo presto. Dopo aver avuto paura di non riuscire a sistemare il tutto in tempo, l’abbiamo venduta, pochi giorni prima della partenza, ad un commerciante del nostro stesso paese che non aveva mai letto il nostro annuncio affisso dal benzinaio; ci siamo passati davanti centinaia di volte in questi ultimi mesi e siamo riusciti a raggiungerlo solo tramite internet.
Tutto sembra incastrarsi perfettamente e mi fa quasi paura.

Nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza allora si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti non sarebbero mai avvenute.
Qualunque cosa tu possa fare o sognare di poter fare, incominciala!
L’audacia ha in sé genio, potere e magia. W. Goethe

Galleria

ELASTICO

Ancora nessuna notizia riguardo al colloquio di Mr Soig. Purtroppo.
Nel frattempo, il solito amico tedesco T. ci ha fatto sapere che cercano qualcuno per fare le pulizie nello stesso ente.
Ho inviato la domanda e siccome non hanno trovato candidati per 4 mesi, mi hanno subito contattata.
Sono riuscita a sostenere il colloquio in inglese e non me l’aspettavo. Ho messo in pratica tutto quello che ho imparato dal lavoro di recupero crediti di tanti anni: mantenere la calma nonostante tutto e portare l’interlocutore dalla mia parte. Mi hanno contestato che non parlo il tedesco, visto che i miei superiori non parlano una parola di inglese ( poco credibile visto che si tratta di un ente internazionale e, senza l’inglese, non riesci neanche a farti aprire la porta ); ho risposto loro che per fare le pulizie non serve. Mi basterebbe guardare e ripetere le azioni che chiederebbero di eseguire e poi col tempo studierei la lingua.
Non sono sembrati molto d’accordo e credo proprio che non mi prenderanno.

In ogni caso mi sono piaciuta, così pronta nel rispondere e così sicura, anche se in realtà ero in panico. Mi sono ritrovata a sperare di essere assunta come donna delle pulizie con lo stesso vigore con cui ho sperato che assumessero Mr Soig.
Non considero nessun lavoro onesto troppo umile o degradante: sto ricominciando davvero da zero, non solo a parole.
So che mi darò da fare, ce la metterò tutta per imparare il tedesco e migliorerò, così in futuro potrò ambire a qualcosa in più.
Intanto mi tendo e restringo tra i vari uffici e tra le varie scatole. La similitudine con l’elastico non è un caso.
Ogni giorno che passa sul calendario abbrevia il tempo a disposizione per sistemare tutto e non dimenticare nulla. Questo provoca una tensione latente, così come il conto in banca che tra cauzioni, anticipi e pagamenti vari si assottiglia sempre di più.
Ieri è arrivato anche il preventivo del trasloco e ci ha destabilizzato non poco.
L’importo non è una sorpresa; non c’è scampo, tra le varie ditte la differenza di prezzo è minima.
Anche dare valore alle proprie cose provoca tensione, perché alcune non ne hanno e altre sono inestimabili per i ricordi e il valore affettivo.
Quando decidi cosa buttare ti rendi conto che in un altro momento quei semplici oggetti hanno avuto un altro valore, altra valenza e quando invece ti chiedi se vale la pena spendere di più per trascinarti dietro tutto, ristabilisci le priorità attuali ed elimini, rinunciando a vecchie emozioni, vecchie e passate parti di te.
Butterò la mia collezione di rane. Per venti e più anni ho ricercato, collezionato ed amato piccole rane dopo un esame o in occasione di un viaggio ed ognuna di esse mi ricordava qualcuno o qualcosa. Da anni non le guardo neanche più e per questo credo sia arrivato il momento di disfarmene.
E allora i sacchi da buttare aumentano sempre di più e mi rilasso pensando di non provare dispiacere e che questa fase serva per ricominciare.
Sono solo cose, mi ripeto. Solo oggetti che non guardi più, prendono polvere, non ti rappresentano più, non ti servono.
Eppure mi sembra di gettare una parte di me che è stata, così come quando ho vuotato l’armadio.
Prepararsi a partire ti chiarisce l’importanza che dai a tutto ciò che ti circonda.
Forse la collezione e il conservare la maglietta o il vestito che ti ricordano un momento hanno proprio questa funzione: l’illusione di trattenere il tempo, le emozioni, i sentimenti, ma non funziona.
Riguardando i disegni e le foto di nostro figlio ho ripensato a momenti nascosti in qualche angolo della mia mente e che con lo stress del lavoro e la frenesia della vita capitolina sono rimasti seppelliti per anni.
Ora, da disoccupata nel bel mezzo di un trasloco, ho il tempo di ricordare e di apprezzare tutto, ma non servono e non bastano gli oggetti a fermare quegli istanti. Fare ordine e scegliere ti costringe a fare un riassunto della tua vita e a capire ciò che sei stata e quello che vuoi diventare.
Io vorrei essere una persona più ordinata, una che colleziona emozioni, più che cose.
Mi mancheranno le persone, gli affetti e non gli oggetti; mi sono scoperta capace di fare a meno di questi ultimi.
Mi sento più leggera, liberata dal peso di cose inutili che non mi porterò più dietro.

Galleria

BY PHONE

Il nostro amico tedesco ci aveva chiamati qualche settimana fa.
E’ stato aperto un bando per una posizione civile a tempo determinato nell’ente in cui Mr Soig lavorava ai tempi in cui vivevamo in Germania.
E’ un amico appunto. Ci dice che deve inviare immediatamente la domanda e partecipare, perché è un’occasione da non perdere.
All’inizio abbiamo esultato, poi ci siamo resi conto che le probabilità che venga preso sono veramente minime.
Innanzitutto il suo inglese è arrugginito come il mio ( anzi il mio non ha più neanche la ruggine, si è proprio disintegrato :D), inoltre potrebbero mettersi a ridere vedendo la sua età. In realtà T. ci ha spiegato che l’età anagrafica non viene proprio considerata e che contano solo le capacità.
Forse allora qualche chance potrebbe averla, anche se non immaginiamo in quanti presenteranno la domanda. Senza giri di parole ci dice che c’è la fila per quel posto.
Mr Soig ha compilato il modulo e ha inviato il tutto: in effetti leggendo tutto il curriculum fa un certo effetto e obiettivamente, vista la sua pregressa esperienza come militare all’interno della stessa struttura ed il fatto che parli anche tedesco, dovrebbe avere un profilo appetibile. Ha allegato lettere di stima di generali e ambasciatori ricevute anni fa e conservate in soffitta. Forse serviranno, comunque non ci facciamo illusioni.
Restiamo con i piedi per terra e durante le serate sul divano, spulciamo gli annunci di tutte le pasticcerie dei dintorni del paese in cui vogliamo andare a vivere.
Ci sembra più realistico e meno pretenzioso.
Ancora alle prese tra scatole di ricordi, vestiti e suppellettili arriva una nuova telefonata dalla Germania. Una voce femminile informa che l’ente al quale Mr Soig ha inviato la sua candidatura ha deciso di intervistarlo e che quindi dovrà sostenere il suo primo colloquio di lavoro al telefono e in inglese! Non so se è più forte il panico o l’emozione.
All’inizio abbiamo preso in considerazione l’eventualità di recarci sul posto e presentarsi di persona, per evitare che la mancanza di contatto visivo possa togliergli qualche punto, ma hanno spiegato che non è essenziale. In effetti, organizzare un altro viaggio in fretta e furia solo per un’ora di colloquio sembra un’ipotesi non percorribile, sia per i tempi che per i costi, ma per una sola opportunità in più lo avremmo fatto.
Cerca di prepararsi il più possibile e il fatidico giovedì alle 10 in punto del mattino, così come previsto, suona il telefono; sono in quattro, lo mettono in viva voce.
Sfodera un sorriso sicuro, imposta la voce calma e sicura ed inizia a parlare.
Si tratta di una posizione per la quale è decisamente sovraqualificato, ma la desideriamo a tutti i costi, perché ci consentirebbe di ottenere l’assicurazione sanitaria per tutta la famiglia e un minimo, tuttavia sicuro, stipendio mensile.
Considerato il fatto che i nostri vicini stanno demolendo l’appartamento attiguo con martello pneumatico e piccone e ciò non ha aiutato la comprensione, è andata bene.
Gli faranno sapere entro una settimana.
Mi sembra che sia successo tutto così in fretta ed in modo inaspettato, che non ho ancora avuto un momento tranquillo per riflettere.
Sarebbe tutto così banalmente semplice se lo assumessero: Sogno — Desiderio — Opportunità — Realizzazione.
Dopo quello che abbiamo vissuto nel mondo del lavoro negli ultimi mesi, sembra troppo perfino sperarlo.
Ci ha provato, ci abbiamo provato: anche se non andrà bene, è stato bello crederci.
Ora aspettiamo la loro risposta.

Fai vedere al tuo sogno che veramente ci tieni a incontrarlo, senza pretendere che lui faccia tutta la strada da solo per arrivare fino a te, poi le cose accadono.
I sogni hanno bisogno di sapere che siamo coraggiosi.( F. Volo )

Galleria

CONTO ALLA ROVESCIA

Siamo andati.
Rimasti solo tre giorni, organizzato i fondamentali e tornati.
Adesso inizia il bello. Saluti e trasloco. Tra i due non so quale sarà il più difficile.
Ho iniziato a smontare la casa con la camera del piccolo. Ho buttato i giocattoli rotti, regalato i superstiti e salvato poche cose che racchiudono troppi ricordi o che sono ancora utilizzati quando il preadolescente ha un rigurgito di infanzia che mi intenerisce tantissimo <3.
Oggi toccherà alla mia stanza. Ciò significa che dovrò disfarmi di tutti quei vestiti tenuti per il giorno in cui li avrei indossati di nuovo e che non arriverà mai. Quella maglietta rossa che misi il giorno dell’esame di maturità, che adesso ha un buchino davanti, comunque me la porto lo stesso….iniziamo male, molto male…:D
Mr. Soig ha già dichiarato perentorio che, seppur non affitteremo o venderemo subito la nostra casa, non dovrà restare nulla negli armadi dopo che i traslocatori avranno finito; questo per evitare un ulteriore trasloco futuro e problemi nel caso dovessimo poi trovare effettivamente una soluzione per non tenerla vuota.
Nonostante siano trascorsi quasi dieci anni dal nostro arrivo in questa casa, non ci siamo mai sentiti veramente arrivati alla nostra destinazione finale e comunque noi due, radici non ne abbiamo mai messe. Abbiamo vissuto in diversi posti in Italia e conosciuto persone che negli anni sono divenuti amici, sempre troppo lontani e prima o dopo abbiamo dovuto salutarli.
Ieri guidando in auto e sconfortata alla vista dell’incuria ai lati della strada, mi sono rivista al volante in Germania e ho sostituito l’immagine dell’erba alta e dell’immondizia, con il prato verdissimo e curato ed i vialetti bianchi che ho ammirato qualche giorno fa.
E’ un peccato, perché qui il sole è più giallo e il cielo è più blu; i profumi, i sorrisi e i gusti sono impareggiabili, ma è tutto coperto da uno strato di inciviltà, lassismo, furbizia ed egoismo che rovina, spreca e ruba. E’ triste, molto triste. Se solo potessimo essere solo un po’ più legati alla nostra Patria, non solo quando gioca a calcio.
E’ iniziato il conto alla rovescia con tutta la girandola di paura, eccitazione, nostalgia, panico e speranza che ne consegue. 

Perciò non stupitevi se tra le frasi spunteranno germogli di emozioni contrastanti: se qualcuno pensa che lasciare la propria nazione sia semplice e lineare e soprattutto senza contraddizioni, si sbaglia di grosso.