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INCONTRI RAVVICINATI CON I MEDICI TEDESCHI

Purtroppo, da quando siamo arrivati qui in Germania, abbiamo avuto parecchi contatti con i medici. Eccovi un resoconto degli incontri ravvicinati con alcuni di essi.

MR SOIG. Da lungo tempo aveva un’escrescenza sulla pancia che non aveva mai dato problemi. Forse per strofinamento o un piccolo trauma, ha iniziato a staccarsi e quindi ci siamo recati dal medico di famiglia per farla controllare. Molto preoccupato il dottore brizzolato molto serio ha provveduto a distaccarla completamente, per poi chiedere alla sua assistente se non trattasse piuttosto di… una zecca, lasciandoci a bocca aperta. Ora, qui in Baviera non è affatto difficile essere morsi da questi insetti schifosi, sdraiandosi su un prato o facendo passeggiate nel verde, ma gli abbiamo detto subito che era lì sulla pancia del consorte da anni. A voi non verrebbe un minimo dubbio sulle capacità del dottore se non sa distinguere una zecca da una porzione di corpo umano? Ecco, a noi sono venuti parecchi dubbi e abbiamo cambiato medico di famiglia. Tra l’altro mi stava pure antipatico visto che  non sorrideva mai, ma questa è solo una mia fissazione 😀

LITTLE SOIG. Povero.  Come se non fosse stato abbastanza il bullismo che ha dovuto affrontare, le difficoltà con la scuola e la mancanza di amici, ha pure visitato diverse volte il pronto soccorso. La prima volta per la frattura dell’alluce per un incidente avvenuto a scuola; la seconda per un’unghia incarnita dello stesso alluce, divenuto nero di sabato pomeriggio e la terza per una sospetta appendicite. Ho trovato il personale molto gentile, preparato e ho sempre potuto parlare inglese sia con i medici che con gli infermieri, anche se non abitiamo in una grande o media città. Mi hanno detto che al minimo dubbio o se il ragazzo avesse avuto troppo dolore, sarei potuta tornare ogni volta che volevo e nel caso della frattura, ci hanno addirittura dato 3 successivi appuntamenti per verificare il decorso, sempre nei locali del pronto soccorso. Per il mal di pancia hanno deciso di ricoverarlo un paio di giorni per accertamenti e alla fine ci hanno detto che era solo stress. Non ho mai pagato un euro, anche se non erano emergenze. L’ospedale aveva ancora nel data base il nostro vecchio indirizzo e i nostri dati; abbiamo semplicemente presentato al triage la nuova tessera dell’assicurazione sanitaria e fornito il nome del pediatra.

IO. Termino con la mia esperienza.  All’inizio di settembre mentre tagliavo un ananas mi sono procurata un taglio all’indice. Per fortuna non ho avuto bisogno di punti, ma non avendo mai effettuato una vaccinazione antitetanica, ho deciso di procedere e ho ripetuto l’iniezione di richiamo ad ottobre . Ora, io ad oggi non so se si sia trattato di una reazione avversa al vaccino o di una grandissima coincidenza, ma da metà settembre alla fine di novembre ho temuto di essermi ammalata seriamente. Ho iniziato ad avere all’improvviso dolori fortissimi alle braccia, alle gambe, alla testa; non avevo forze già al mattino appena sveglia e durante il giorno era doloroso perfino alzare un bicchiere colmo d’acqua. Qualunque attività fisica, dalla passeggiata alle pulizie di casa era pesantissima e faticosa. Ho iniziato così ad essere anche molto depressa. Mi svegliavo durante la notte per i dolori e avevo costantemente la sensazione di avere l’influenza, anche se la mia temperatura era solo di 36 gradi. Ho creduto di essere invecchiata in una settimana di venti o trent’anni. Ho chiesto aiuto al medico di famiglia che mi ha consigliato un ortopedico. Lo specialista dopo una visita abbastanza accurata e dopo avermi ascoltata, ha formulato la sua diagnosi: al 90% si tratta di fibromialgia. Confesso di non aver mai approfondito prima il significato di questa parola e da quel giorno mi sono documentata, cadendo ancora di più in depressione. Il medico mi ha spiegato che non ci sono cure e dopo aver verificato con delle analisi del sangue che non ci fossero problemi di reuma, mi ha indirizzato a sua volta da un’anestesista, perché, a suo parere, non essendoci una cura, mi avrebbe aiutata solo con una terapia del dolore. Ho dovuto attendere un mese prima che mi ricevesse ed il giorno della visita ho avuto un’altra diagnosi: la frau doctor mi dice che non è possibile fare una diagnosi così veloce e precisa di fibromialgia ( pfiu, pensavo di avere avuto questo pensiero solo io) ed è stata categorica: al 90% NON si tratta di fibromialgia. Le sue conclusioni sono state piuttosto sorprendenti. Il mio bacino dopo il parto avvenuto 12 anni fa, non sarebbe più tornato nella giusta posizione e questo mi avrebbe causato problemi alla schiena e di conseguenza ora tutto il mio corpo ne risentirebbe. Momento, momento, momento. Dunque, io ho avuto sempre una forte energia e per fortuna salute di ferro, a parte naturalmente qualche episodio di sciatica o dolori lombari in tutti questi  anni ( come dicono a Roma..c’ho na certa età )e adesso scopro che il parto naturale di ben 12 anni fa, mi starebbe provocando questo dolori lancinanti, così, all’improvviso?? Mi ha prescritto dei farmaci antidolorifici molto forti, una ginnastica da eseguire sul letto (?) e invitata a tornare dopo un mese per iniziare una terapia. Ovviamente ho fatto presente a tutti e tre i medici che i dolori sono iniziati dopo il vaccino, ma a sentire loro il tutto non sarebbe correlato. Fatto sta che ad inizio dicembre i miei dolori sono iniziati a diminuire ( senza aver preso un antidolorifico) fino a scomparire. Ora di tanto in tanto ho ancora qualche dolore alle braccia, ma raramente. Non sono più tornata dalla dottoressa e non ho scoperto cosa mi sia accaduto.

A dicembre ho deciso di fare il solito controllo annuale dal ginecologo. Mi avevano consigliato questa dottoressa, visto che quella che mi seguì nel 2005 per la gravidanza, andò già a suo tempo in pensione. Appena entrata in studio mi chiede il libretto delle vaccinazioni ( ????) ed io che non ce l’ho, le mostro ingenuamente solo quello che pensavo importasse, ovvero l’ultimo pap test ed ecografia. La visita è molto sbrigativa, mentre la sponsorizzazione di qualunque vaccino esistente ed approvato dall’OMS (che naturalmente mi avrebbe inoculato lei immediatamente e con piacere) è continuata in modo incessante. Avrebbe voluto vaccinarmi di nuovo per il tetano ( eh no cara, mi sono appena ripresa…che scherziamo, se ne riparla l’anno prossimo); per pertosse e morbillo  (le uniche due malattie esantematiche che ho fatto da piccola….NON SE NE PARLA)  e alla fine non so come, onestamente, ma è riuscita a convincermi a fare l’antipolio!!! Mi ha parlato di quanto il rischio sia cresciuto qui in Germania a causa dei richiedenti asilo e stordita talmente tanto che alla fine è riuscita ad iniettarmi  almeno una sostanza. Un secondo dopo averglielo fatto fare mi sono mangiata le mani. E se avessi avuto di nuovo una reazione? E se non mi facesse bene visto che da bambina sono quasi certa di averla effettuata? Insomma la colpa è mia, ma secondo voi, è normale andare a fare una visita di controllo e ritrovarsi di fronte una rappresentante  di vaccini? Comunque ho chiesto alla persona che me l’aveva consigliata e anche lei durante la sua visita ha ‘subìto’ l’antitetanica. Avrà qualche metodo di ipnosi per convincere le pazienti…chissà 😀 😀

 

 

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Il compleanno

“Mamma, a quest’ora ero nato?”. No, sei nato alle 20.53.

” Lo sai che quando eravamo in Italia, tutti mi chiedevano sempre perché fossi nato in un  posto con un nome tanto complicato e adesso che siamo in Germania, mi chiedono come mai, malgrado sia nato qui, io non parli così bene il tedesco”.

Eh. Lo so.

Ma d’altra parte come fai a spiegare a tutti i tuoi 10 anni di vita trascorsi alle porte di Roma ed il tuo ritorno. Il tuo faticoso ritorno, perché alla fine sei tu che stai facendo più fatica di tutti. Passi il tuo compleanno a studiare da solo e poi con l’insegnante che ti viene ad aiutare a casa.

Nei momenti di sconforto ti lamenti della mancanza di amici, di tempo libero, di spensieratezza, di giochi. Hai ragione. Hai ragione su tutto. Ma manca poco, davvero poco. Stai facendo passi da gigante e i professori vogliono vedere un grande miglioramento per poter permettere la tua permanenza al ginnasio.

Stai rinunciando a tantissimo per costruirti un futuro, ma appena potrai rallentare arriveranno gli amici e le giornate spensierate anche per te. Mi fai venire un sacco di sensi di colpa quando ti arrabbi, ma poi mi consolo quando parli del tuo sogno di fare l’insegnante un giorno e soprattutto di andare a studiare negli Stati Uniti.

Quanto è complicato restare motivati e mantenere l’entusiasmo delle ragioni che ci hanno fatto stravolgere la nostra vita nei momenti bui; quelli in cui ti chiedi perché scientemente hai deciso di percorrere la via più ripida, quella piena di buche e a volte pure interrotta. Non so da dove arrivi la mia cieca fiducia nel fatto che ce la farai, ce la faremo tutti e tre.

Ci vedo fieri sulla cima, abbracciati e ricoperti di fango e graffi per le cadute. Comunque il mio eroe sarai sempre tu; quello che alla fine ha sopportato il peggio e prenderà il meglio da questa esperienza. Quanto è costato questo trampolino che ti stiamo regalando, ma alla fine non  è nemmeno un nostro regalo, è una tua conquista, enorme.

Noi ti abbiamo solo accompagnato.

Fieri di guardarti, ammirati, mentre spicchi il volo.

 

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INCIAMPARE NELLE OCCASIONI

Ho vissuto gli ultimi tempi  con il desiderio di tornare a lavorare e contemporaneamente con tanti dubbi circa le reali possibilità di riuscire a farlo, a causa delle mie difficoltà oggettive con la lingua locale. In realtà ho fatto anche una prova in una caffetteria all’interno dell’organismo internazionale dove lavora Mr Soig, per cui era richiesto solamente l’inglese. Non è andata bene, ma non per la lingua. Diciamo che c’erano delle difficoltà oggettive indipendenti da essa e che ho preferito rinunciare. Dopo l’ultima esperienza lavorativa in Italia ho deciso di fuggire non appena sento ‘odore di bruciato’ e di non rischiare più di restare invischiata in situazioni complicate.

Superato il periodo delle vacanze ero ripiombata di nuovo in uno statico pessimismo. Finché la mia occasione è finalmente arrivata, per caso. Una persona ha proposto ad una mia amica inglese, conosciuta qui già nel 2006 nella precedente vita da expat, un lavoro part time in una struttura tedesca. Lei ha dovuto rifiutare avendo già una seconda occupazione e ha pensato di proporre me come candidata. Malgrado mi girasse la testa per la sorpresa, il panico e l’assoluta mancanza di esperienza ho accettato e mi sono tuffata.

Se vi siete fermate a leggere qui e qui a proposito del mio precedente lavoro in Italia, saprete che le mie ore lavorative giornaliere erano fatte di telefonate, parole, parolacce, maledizioni, accordi e pagamenti. Passare alla mia veneranda età ad un lavoro completamente diverso, mi ha dato una sferzata di energia ed adrenalina incredibili. Prima ancora di presentarmi al colloquio, l’idea di scommettere su me stessa mi ha ridato fiducia ed entusiasmo.

Ho fatto una buona impressione e hanno deciso di prendermi in prova per due mesi. Potrò arrivare a lavoro in auto in 7 minuti, oppure 20 minuti in bicicletta o 45 minuti a piedi ( senza neve ). E’ un mini job; ciò significa che in un mese al massimo potrò guadagnare un tot massimo stabilito dalla legge. In teoria si potrebbero avere anche più mini job, ma con datori di lavoro diversi e comunque il totale dei guadagni mensili non può mai superare quel tetto. Di contro non si versano contributi e quindi non si matura nulla ai fini pensionistici e non si viene pagati in caso di malattia o ferie.

Per iniziare nel modo del lavoro tedesco mi sembra un buon compromesso. Io non offro particolari capacità, prima fra tutte la lingua e se decidono ugualmente di assumermi posso solo essere contenta. L’ambiente di lavoro è pulito, ordinato e la cosa più interessante ai miei occhi, è l’organizzazione maniacale del lavoro. Mi è stato detto che a loro non interessa in quanto tempo ultimerò i miei compiti, quanto piuttosto l’accuratezza  con cui li porterò a termine. Ce la posso fare 🙂

Aiuterò in cucina, preparerò e servirò ai tavoli, luciderò argenteria e sorriderò agli utenti di questa struttura particolare che spesso vi si recano per esercizi spirituali e che quindi praticano il silenzio. La cuoca presente con me in cucina è molto gentile, parla inglese e mi aiuterà con le parole tedesche che non comprendo.

Lavorerò un paio di giorni a settimana e dopo i primi due mesi di prova mi aumenteranno la paga oraria. Ho già spiegato che in estate resterò sicuramente un mese in Italia e non hanno battuto ciglio. Mi hanno chiesto se avevo richieste particolari. Ho chiesto di restare a casa con la mia famiglia durante i weekend e di non  lavorare la sera e hanno detto che va bene. Insomma, mi sembra tutto così semplice e liscio che quasi stento a crederci. Però so di essermelo meritato e che non è solo fortuna.

Sono venuta in Germania per ricominciare da zero, reinventarmi  fa parte del progetto. Imparerò tante cose e non resterò a casa a lamentarmi o commiserarmi; sarò a contatto con la comunità tedesca e contribuirò al bilancio familiare.

Adesso l’avventura comincia davvero!

 

 

 

 

 

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DI FREDDO E TULIPANI

Oggi il cielo sembra caduto sui tetti dai camini fumanti che guardo dalla finestra, e sulla montagna, che ricorda un grande pandoro goloso di zucchero. Sta riversando timidamente il suo carico bianco. Promette più di quanto riesca a fare, per il momento. Al di qua del vetro, il vaso con i tulipani bianchi e gialli, che fanatici fanno la loro esibizione di primavera in anticipo.

tulipani finestra

E tutto somiglia a quello che succede dentro di me.
Non è mai stato facile. Neanche 10 anni fa.
Mi sentivo un pesce in una ciotola di vetro, capace di guardare cosa succedeva intorno, ma incapace di aprire bocca. Le altre signore di varia nazionalità, erano tutte spigliate ed unite, e poco propense a perdere tempo con me. Avevo la testa zeppa di regole grammaticali e zero vocaboli con cui formare frasi di senso compiuto. Non capivo nulla di ciò che dicevano e comprendere l’inglese, con i vari accenti internazionali, sembrava un’impresa titanica.
Forse perché ero più giovane (si) e coraggiosa, mi buttai e in pochissimi mesi iniziai a parlare così fluently che le mie amiche americane non perdevano occasione di elogiarmi per il mio incredibile inglese, migliorato a tempo di record. Dopo tre anni avevo ancora tanto da imparare, ma capivo tutto e tutti e sapevo conversare senza problemi anche al telefono.
Durante i 10 anni in Italia, ho cercato di mantenere ciò che avevo imparato, leggendo quotidianamente in inglese gli argomenti più disparati e scrivendo, ma se una lingua straniera non la parli, la perdi.
O meglio i verbi e le parole che TU SAI DI CONOSCERE giocano a nascondino tra le cellule grigie e quando, dopo tanto tempo, provi di nuovo ad avere una conversazione, sembri un’ebete che resta appesa ogni 30 secondi, cercando di scovarli senza successo. La sensazione di sconforto è ancora più grande, perché SAI che quelle parole anni fa uscivano liberamente e senza alcuna difficoltà; erano tue, ci giocavi e sapevi anche fare battute in una lingua non tua e adesso invece il tuo cervello sembra congelato e a volte preferisci stare zitta piuttosto che fare la figura della scema.
NON E’ QUESTO PERO’ IL MODO GIUSTO PER RINFRESCARE L’INGLESE ( ancora? non sarebbe meglio scaldarlo stavolta ?)
Devi buttarti, devi sbagliare e sbagliare ancora, come la prima volta e tutto verrà da sé, mi dico ogni giorno.
Poi però capitano giornate come oggi. Montagne di neve fuori, cielo bianco che ne promette ancora, il mio frozen english, le mie meravigliose amiche americane che non ci sono più e all’improvviso tutto mi sembra freddo e poco accogliente.
Cerco di tirarmi su come se parlassi con un’amica che sta facendo la stessa esperienza: DATTI TEMPO! Non hai più 30 anni, non sono neanche 6 mesi che vivi qui e soprattutto non stai cercando di recuperare solo l’inglese; stai imparando anche il tedesco, devi fare nuove amicizie e ora non sei più un’expat a tempo determinato, che sfrutta ogni singolo giorno avendo in testa un conto alla rovescia che le permette di accelerare ogni cosa.
Tu qui ci devi mettere nuove radici, devi abituarti alla nuova vita, alla nuova te.
Allora cerco il coraggio che mi serve e rimonto in sella per andare a spiegare al mio meccanico turco che parla poco inglese, con il mio quasi inesistente tedesco, che la mia macchina ha un problema.
Ecco, mi dico, infondo non sei proprio male se riesci ad affrontare cose così: dai che ce la fai.
E vorrei essere come i miei tulipani, sfrontati e già in primavera; forse per quel tempo, qualche parola riemergerà dallo scioglimento dei ghiacci.

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CONFERME E SORPRESE

Eccomi qui a fare un primo bilancio dopo che sono trascorsi i primi 3 mesi in Germania. Non abbiamo ancora un divano su cui sprofondare durante le fredde serate o quando la domenica pomeriggio fuori nevica e sarebbe bello avere una copertina sulle gambe e una tazza di cioccolata calda in mano e guardare un bel film, ma sopravviviamo anche senza.
Abbiamo il telefono, ma non suona mai. Ancora pochi gli amici e poi ci si sente tramite cellulare; il fisso serve per comunicare in Italia ad una tariffa agevolata e allora i contatti si tengono più facilmente.
Il lavoro di Mr SOIG procede alla grande; tra pochi giorni avrà la certezza di aver superato il periodo di prova. In realtà l’ha già avuta, visto che gli hanno fatto presentare la richiesta delle ferie per un periodo mooolto più in là della fatidica data.
La scuola di little SOIG procede più a rilento, nel senso che noi vorremmo superare in un nano-secondo la fase di adattamento ed invece va’ tutto alla velocità giusta, con meno problemi di bullismo e piccoli passi in avanti.
L’altro giorno sono andata al supermercato. Ho parcheggiato vicino a dei signori che vedevo molto indaffarati intorno alla loro macchina. Sono entrata, ho fatto le mie spese e quando sono uscita una di quelle persone mi è venuta incontro da un’altra direzione. Mi chiede in tedesco se la macchina è mia. Panico. Avrò parcheggiato male? Avranno tentato di scassinarla?
E niente: uscendo dal parcheggio poco prima lui aveva urtato la nostra macchina. Preoccupata faccio il giro per controllare e…trovo un graffietto minuscolo. Mi dice di essere mortificato. Io non so come, visto che capisco solo la metà delle cose che mi dice e che non so assolutamente cosa fare ed aspettarmi, inizio a scattare fotografie e a prendere vari numeri di telefono. A casa faccio chiamare da Mr SOIG, che avendo valutato il danno come inesistente, era propenso a chiuderla lì. Questo signore che si trovava qui in vacanza invece, ha insistito per coinvolgere la sua assicurazione e si è ancora scusato tantissimo. Risultato: ci hanno ritirato l’auto a domicilio e fornito una nuova a noleggio per 10 giorni, spendendo una cifra pazzesca e riparando un’inezia su una carrozzeria piena di graffi e danni di una macchina di 10 anni e più di 300.000 km.
Siamo rimasti sorpresi dell’onestà del signore di Francoforte e di quanto gli sarà costato un attimo di distrazione in termini di premio assicurativo.

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INDIETRO NON SI TORNA

Puntuale come un treno svizzero,
o meglio, atteso come un treno italiano, è arrivato anche il giorno ( periodo ) della tristezza.
Eh si, perché me lo aspettavo. Me lo avevano detto che dopo la luna di miele iniziale con il nuovo luogo di residenza, arriva inesorabile una valanga mista di nostalgia, tristezza, senso di vuoto e smarrimento che sembra sommergere e travolgere tutte le speranze, la sensazione di rinnovamento e leggerezza che nelle scorse settimane albergavano nella mia mente rigenerata dal cambiamento. Senza un motivo specifico, scende e copre tutto come brina che gela tutto l’entusiasmo e cristallizza ogni emozione.
Non ci sono motivi gravi o specifici. E’ semplicemente un adattamento dello spirito che dopo un cambiamento così radicale, smette di girare vorticosamente e si arresta.

Forse per riflettere o forse per mettere in ordine troppi pensieri e slanci vissuti in così poco tempo.
Non c’è qualcosa in particolare che mi manchi più del resto. E non so nemmeno cosa vorrei di più, dopo aver rivoluzionato tutto. Devo solo dare tempo a tutto questo di diventare veramente mio, visto che a volte mentre passeggio ancora mi sembra di essere in vacanza e non mi rendo conto di vivere veramente qui. Sto conoscendo nuove persone, frequentando corsi di tedesco e di inglese; riesco a gestire la casa come non ho mai fatto; mi occupo al 100% di mio marito e nostro figlio con la scuola e le attività extra scolastiche; stiamo finendo di arredare la casa e aprire le scatole. Mi sento di essere a casa, ma allo stesso tempo smarrita. Quando penso alla nostra casa in Italia non ho nostalgia e non ho pensato neanche per un momento che vorrei non aver fatto questo passo.
Mi mancano le persone, non l’ Italia.
Non mi manca quella sensazione di precario e neanche quella costante ricerca di qualcosa che avevamo lasciato qui 10 anni fa.
Ecco, se proprio mi manca qualcosa, devo dire che mi mancano le amicizie di allora, la vita piena, il mio inglese fluente e quei dieci anni in meno che mi sono fatta scivolare addosso. Il pericolo di essere ritornati in un posto dove hai vissuto così bene è questo. Magari non sarà più come allora, forse meglio , ma indietro non si torna. Ancora dobbiamo superare il periodo di adattamento ed anche il periodo di prova a lavoro di Mr Soig 😀 . E mi vengono in mente le parole di tanti…’ Beati voi che siete così coraggiosi…’ oppure ‘ Beati voi..chissà com’è bella la vita lì ‘, come se andare all’estero ti preservasse da qualunque problema di salute, economico o di coppia. Si, la vita è bella qui, come in qualsiasi altro posto, dipende da te e Si, anche qui devi affrontare i problemi, ma lo devi fare da solo e in una lingua che non è la tua e Si, devi affrontare anche i problemi lasciati in Italia e quelli sono ancora più difficili, proprio perché sei lontano.
Perciò..su la testa e proseguire dritti.

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IN APNEA

Il professore comunica che il giorno seguente non praticheranno sport in palestra e tutti dovranno portare il costume da bagno per svolgere l’ora di educazione fisica in piscina. Pur sapendo che la comprensione del tedesco da parte di nostro figlio è ancora minima, il docente non gli fa scrivere un avviso da far leggere ai genitori o permettere al bambino stesso di tradurlo con l’aiuto del dizionario, ma dà per scontato che abbia capito. All’indomani purtroppo Little Soig scopre di non aver compreso. Il professore lo fa allora restare a scuola e raggiungere un’altra classe in palestra.
Quel giorno si allenano sulle parallele. Durante la lezione, il professore si allontana e non segue i ragazzi che sono già esperti, dimenticandosi di avere sotto la sua custodia, un alunno italiano che non parla ancora la loro lingua, non comprende totalmente le sue indicazioni e non ha mai visto una parallela in vita sua.
Insomma, durante l’esercizio cade e si frattura l’alluce. Sia il suo professore che l’altro si sono scusati mille volte dopo l’accaduto, ma ormai il danno è fatto.
Nuove offese dai compagni per via dello scarpone che gli hanno fatto indossare in ospedale…

Torna a casa e trova nelle tasche del suo zaino diverse cartacce, involucri di merendine e gomme da masticare appiccicate al suo cellulare.

Durante la lezione di biologia in laboratorio, il solito stupido bullo della classe decide di rubare l’astuccio di nostro figlio.
Lo passa ad un altro che chiede di uscire. A fine lezione little Soig si accorge di non avere più l’astuccio e fa presente alla professoressa il torto subìto, ma anziché chiedere a tutti di mostrare gli zaini e finirla lì, l’insegnante pronuncia due o tre frasi di circostanza e se ne disinteressa.
Il famigerato astuccio non si trova, neanche si trovassero in uno stadio piuttosto che in un’ aula del liceo. Arriva un compagno e dice di averlo visto in bagno.
Nel water.
Qualcuno ci ha fatto la pipì sopra.
Il professore riesce ad individuare il colpevole e il massimo che riesca a fare è chiedere al teppista teutonico di ricomprare l’astuccio.
Appena Little Soig è tornato a casa e mi ha raccontato il tutto, sono andata di corsa a ricomprargliene un altro uguale. Gli ho spiegato che in questo caso non si è trattato semplicemente di un danno subìto di cui chiedere il risarcimento e che la dignità non si compra. Il giorno seguente ha pure dovuto spiegare al docente incredulo il motivo del suo rifiuto.

Durante un trasferimento della classe da un’aula ad un’altra, scendendo delle scale, danno una gomitata a Little Soig che gli fa cadere gli occhiali, ma li perde davvero perché non si trovano più. Mi chiama e mi dice che devo andarlo a prendere perché non ci vede.
Credo di aver percorso il tragitto con 8 km di tornanti a strapiombo da casa a scuola immaginandomi in sella ad un leone. Appena entrata in segreteria con un inglese furioso ho chiesto un appuntamento immediato con il preside.
Ora, chi vive in Germania sa che gli appuntamenti qui si prendono anche con 6 mesi di anticipo, figuriamoci se in soli 5 minuti. Sarà stata la colorazione paonazza del viso o l’accento anglo-italiano poco rassicurante, hanno deciso di darmi subito la possibilità di incontrarlo.
Gli ho vomitato addosso tutta la mia rabbia e costernazione, tutta la mia delusione e incredulità nel constatare la loro assoluta incapacità di tenere a bada quattro teppistelli e di non favorire in alcun modo la coesione tra ragazzi tedeschi e stranieri.
Devo avergli fatto molta pena o deve essersi vergognato molto, perché si è messo a cercare personalmente davanti a me gli occhiali per tutta la scuola. Ritrovati magicamente senza sapere chi sia stato a nasconderli.

Visto che le proteste telefoniche e verbali non sono bastate, abbiamo scritto una lunga lettera di protesta alla scuola e, miracolosamente e all’improvviso, tutti i professori sono stati informati di ciò che giornalmente accadeva nelle loro aule, sotto i loro occhi, senza mai rendersene conto. Hanno iniziato a difendere nostro figlio e ad individuare gli elementi peggiori. Non hanno espulso nessuno, ma hanno iniziato a parlare di bullismo in tutte le classi. Ad un insegnante specifico è stato affidato un ruolo di riferimento per denunciare i singoli episodi, anche se avvengono al di fuori della scuola. Hanno organizzato dei seminari con la polizia tedesca che è venuta a parlare di fronte ai ragazzi dei pericoli e delle conseguenze del bullismo nella vita reale e sul web.
I compagni di scuola hanno smesso di prenderlo di mira. Dopo questi mesi, ha iniziato a parlare tedesco e può rispondere a qualche offesa che ogni tanto ancora gli indirizzano.
Mi sono chiesta se il problema fosse la Germania, la scuola o le famiglie.
La risposta che mi sono data è che il silenzio, la vergogna o il senso di sconfitta alimentano ovunque questi comportamenti e che se ogni singolo genitore di bambini e di ragazzi costretti a subire angherie alzasse la sua voce, forse si riuscirebbe ad arginare questo fenomeno dilagante.

La strada è lunga e di certo ci saranno ancora episodi spiacevoli.
Intanto iniziamo di nuovo a respirare, ma l’impatto che questo periodo di apnea ha avuto sul carattere e la vita di nostro figlio, lo scopriremo solo col tempo.

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I DUBBI CAUSATI DAL BRANCO

E’ tornato a casa piangendo.
Il primo giorno di scuola invece l’avevo visto arrivare con un sorriso ed un entusiasmo che mi aveva scaldato il cuore.
Il problema che pensavamo di dover affrontare era la lingua quasi sconosciuta, il posto nuovo, il viaggio in bus da solo mai sperimentato, il nuovo e diverso metodo di insegnamento. Tutte queste novità le ha accettate con gioia e determinazione, mentre non riesce a sopportare il fatto di essere stato emarginato a partire dal secondo giorno di scuola.
Deriso per il fatto di non comprendere la lingua; lasciato da solo in classe senza aiuto e costretto a vagare per una scuola immensa, a chiedere in un tedesco stentato dove fosse la palestra; ha dovuto recuperare le sue scarpe di ricambio con cui ha scoperto stavano giocando a calcio e subire poi uno sgambetto cadendo rovinosamente a terra, scatenando l’ ilarità di tutti i suoi compagni; il rifiuto di potersi sedere sull’autobus o di poter giocare con gli altri durante la ricreazione; subire il furto della sua giacca preferita e tornare a casa raffreddato senza di essa.
Si sente solo, diverso, rifiutato. L’abbiamo portato fin qui per essere bullizzato.
Non era questo che immaginavamo e che desideravamo per lui.
La questione verrà affrontata. Non abbiamo intenzione di permettere a degli stupidi di rovinare la felicità di nostro figlio che ha sempre considerato la scuola come un’opportunità per imparare e stare con gli altri, mentre ora la mattina si alza già con un’ansia indicibile e con il terrore della prossima angheria.
Anche in Italia negli scorsi anni affrontammo la questione con gli insegnanti, ma in quel caso i bulli erano solo un paio; gli strapparono il libro a metà e le maestre costrinsero gli autori a prestargli a turno il loro libro e ad incollare ed usare quello ormai distrutto.
Oppure quando scoprimmo che in due occasioni avevano creato dei gruppi su whatsapp contro di lui.
Vedere TUTTA la classe che lo emargina e si prende gioco di lui, così come i compagni di calcio o gli altri studenti sul bus, sarebbe duro da affrontare anche per un diciottenne, ma per un bambino di 11 anni è veramente troppo.
Lo abbiamo educato ad essere rispettoso e tollerante, mentre qui servirebbe un pugno sul naso per risolvere le cose.
E’ sensibile e sempre sorridente e non capisce come possa essere disprezzato senza motivo o debba considerare un’offesa l’essere chiamato in coro ‘Italienisch, Italienisch’.
Qui in Germania abbiamo conosciuto tante brave persone e non sono tutti razzisti, ignoranti o cattivi. Così come in Italia non erano tutti amichevoli, socievoli o brava gente.
Il branco esiste ovunque: colpisce il debole, il nuovo, il diverso e non ha nazionalità specifica.
Mi faceva schifo nella mia nazione e fa schifo qui. Alla base c’è solo ignoranza, disadattamento e bassa autostima di soggetti piccoli che per sentirsi forti, si alleano con altri meschini ed insieme formano un gruppo in grado di colpire senza pudore e senza remore.
Non resteremo a guardare. Faremo capire agli insegnanti e alla preside che devono prendere dei provvedimenti, altrimenti avranno fallito come educatori.
Io mi ritrovo a parlarne con chiunque, tedesco o di qualunque altra nazionalità, quasi come un disco rotto. Mi sento impotente di fronte ad un’eventualità che non avevo minimamente considerato.
Ma lui è addirittura più forte di noi e non ha pronunciato neanche una volta frasi come ‘Non voglio andare più in quella scuola‘ oppure ‘Perché siamo venuti qui?’.
Ci dice solo ‘ E’ difficile, tanto difficile’, stringe i pugni e va’ avanti, quasi avesse più convinzione e coraggio di noi due genitori che, di sera, dopo aver asciugato le sue lacrime, ci chiediamo sgomenti se, portandolo qui, alla fine abbiamo preso la decisione più giusta anche per lui.

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LA PAURA ALL’IMPROVVISO

Sono seduta in un caffè di fronte al negozio che aprirà solo alle 9.
Stamattina ho accompagnato nostro figlio per il primo giorno di scuola.
Non abbiamo dormito tutta la notte per l’emozione e la preoccupazione.
E’ bravo, ha imparato tanto, ma naturalmente tutti questi cambiamenti in poco tempo, lo hanno frastornato.
Infondo è arrivato in Germania solo da pochi giorni . Forse abbiamo sbagliato e dovevamo dargli più tempo per adattarsi. e meno per studiare la lingua. O forse no.
Tutto nuovo.
Nuovi compagni in bermuda ed infradito e noi arricciati nelle nostre giacche per il freddo e la preoccupazione.
Nuova scuola, enorme; sembra una piazza in occasione di una festa delle gioventù, con quel vociare, quelle risate che esplodono all’improvviso e quei visi puliti e invincibili.
Nuovi professori: tutti molto gentili e comprensivi e capaci di farlo sentire a suo agio, parlandogli in italiano, prima di portarlo nella sua nuova classe.
Ed io che all’improvviso mi sento sola in città conosciuta, in cui mi muovo senza difficoltà, ma in cui mi sento ugualmente smarrita.
Amo questi posti, ma la barriera linguistica mi sembra di colpo insormontabile.
Forse perché so di non poter aiutare nostro figlio e questo è molto frustrante.
L’ho visto tremare stamattina al momento del suono della campanella e non ho potuto fare altro che abbracciarlo e dirgli che andrà tutto bene, anche se non lo so.
Ho potuto fare ‘solo’ la mamma.
So per certo che tra qualche mese, questo ricordo ci farà sorridere, ma oggi averlo visto andar via con la professoressa con lo sguardo indifeso e le labbra serrate, mi ha fatto provare disagio e paura.
Scusa amore, se mamma non ha imparato il tedesco prima di te.
Andrà tutto bene, little SOIG; dillo anche tu a me, ti prego.

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LA NOSTRA NUOVA VITA

Eccoci qua.
Finalmente siamo in Germania stabilmente, anche se manca ancora il pezzo fondamentale: nostro figlio.
Resterà ancora qualche giorno dai nonni. Ieri sera al telefono ci ha letto un dettato. E’ stato bravo in queste settimane; il nonno ha fatto un lavoro egregio con le lezioni di tedesco e lui si è impegnato tanto, proprio come gli avevamo chiesto. Rimanendo con loro ha evitato tutto lo stress da trasloco, la confusione in casa, gli imprevisti (tanti) che ci hanno fatto compagnia in questi giorni e che ancora dobbiamo risolvere. Ha avuto tutto l’affetto, l’attenzione e la tranquillità che con noi sarebbe stato impossibile ottenere.
Dopo 10 anni abbiamo ritrovato una Germania meno efficiente di quanto ricordavamo, ma almeno i problemi li risolvono velocemente o almeno ci provano.
Leggendo tutto quello che è successo con la casa sembra quasi incredibile che siamo ancora così soddisfatti, ma è proprio così.
Gli operai della ditta della Baugrund hanno fatto un bel lavoro. Tutto pulito, bianco, rinnovato, ma nelle camere hanno dimenticato di dipingere sotto i termosifoni ed in cucina non hanno terminato di posare la fila di piastrelle su 3 muri; reclamo, presa d’atto dell’errore, sopralluogo e domani verranno a finire il lavoro, anche se la cucina è già montata.
Ahhh la cucina…nota dolente. Non ho mai visto tanti errori in un solo progetto. Il proprietario del negozio in cui l’abbiamo acquistata ha visto il profitto ricavato dalla vendita assottigliarsi sempre di più, man mano che sono emerse le sue grossolane sviste che, naturalmente, verranno da lui ripagate.
Da dove inizio? Uno sportello che non si apre del tutto perché bastava calcolare lo spazio di apertura, un pezzo mancante sul forno, un cassetto che non si chiude perché non ha calcolato lo spessore del piano cottura. E poi in sede di montaggio: la lavastoviglie non fissata bene che sbatte al piano di lavoro e aprendola fa staccare il battiscopa; il piano cottura non collegato nel modo migliore e quindi inutilizzato per 10 giorni; lo scarico del lavandino fissato male e che perde, anche questo intonso per una settimana; altri due cassetti arrivati graffiati e che verranno sostituiti; la cappa montata male che non aspira e la condensa che rovina subito i pensili della cucina.
Tra l’altro pur avendolo ordinato on line 13 giorni fa, attendiamo ancora fiduciosi, ma senza alcuna informazione precisa, il nostro nuovo frigorifero che arriverà insieme all’amica lavatrice.
Abbiamo atteso una settimana prima di avere la luce in casa. E’ stato romantico andare a dormire alle 20.45 e restare a parlare sul letto guardando la montagna che si vede dalla finestra della nostra camera, illuminata dalla Luna. Si, perché qui le finestre non hanno persiane o tapparelle e le nostre tende sono ancora nelle scatole.
Sempre al nostro arrivo abbiamo subito richiesto la linea telefonica ed internet e ci hanno dato un appuntamento con i tecnici della Telekom dopo 10 giorni. Il fatidico giorno in cui pensavo di rientrare in contatto con il mondo non si sono presentati, senza avvisare; troppo lavoro e pochi tecnici è stata la giustificazione e perciò abbiamo preso un nuovo appuntamento per domani, ma già hanno detto che forse chiameranno se non riusciranno a venire!!!!!
Per la macchina invece abbiamo preso appuntamento al TUV per la revisione necessaria prima del cambio targhe e hanno riscontrato un problema ai freni la cui riparazione essenziale ci è costata più di 1.000 euro e solo per la bontà del meccanico turco, molto gentile e professionale, che ci è stato consigliato da un amico italiano in comune.
Nel frattempo abbiamo dovuto pregare tre compagnie assicuratrici di non togliere ben 10 classi di rischio a Mr SOIG e alla fine ci ha aiutati un amico tedesco che ci ha indirizzati all’unico assicuratore che si è preso la briga di leggere per bene i documenti e forse perderemo soltanto una classe su 15. Naturalmente pur non avendo la top class pagheremo poco più della metà di quanto pagavamo in provincia di Roma. Abbiamo riportato la macchina al TUV e dopo aver verificato che il lavoro ai freni era stato effettuato, ci hanno rilasciato un documento con il quale abbiamo potuto radiare l’auto dal registro italiano e sostituito le targhe. Le abbiamo scelte con le iniziali del nostro pargolo e la sua data di nascita. Il prossimo fine settimana quando torneremo in Italia a riconsegnare le targhe e la dichiarazione del ritiro del libretto e del certificato di proprietà , sono curiosa di vedere se andrà tutto così liscio.
Il medico è in ferie, senza sostituto e perciò dovremo attendere ancora una settimana prima di poterlo conoscere ed iscriverci.
Intanto siamo stati negli uffici dell’assicurazione privata per la salute ed ora siamo coperti tutti e tre, grazie al lavoro di Mr. SOIG. A differenza di 10 anni fa, ora non si pagano più 10 euro ogni 4 mesi al medico di famiglia e per fortuna anche dagli specialisti non si paga, a meno che non si debba fare un lavoro importante ai denti, ma anche in quel caso è possibile stipulare un’assicurazione aggiuntiva che copra il 100%.
Due spedizioni punitive da Ikea nei fine settimana e la camera del piccolo sta prendendo forma; troverà tutto pronto e sistemato.
Abbiamo preso anche il mobile del bagno che però potremo fissare alle piastrelle solo se gli stop verranno inseriti nelle fughe…ok, sarà fatto Baugrund.
Il 1 settembre Mr SOIG ha iniziato il suo nuovo lavoro. E’ un punto di partenza, perché sia lui che i suoi superiori, si sono resi conto che le sue capacità sono molto più elevate per la posizione che occupa e con il tempo arriverà il compito giusto. Intanto è stato assunto e non era assolutamente facile o scontato. Riesce ad essere a casa 5 minuti dopo aver finito di lavorare e dopo tanti anni passati a perdere tempo e vita sui treni, questo è a dir poco fantastico..

Io che mi sdraio sul letto e guardo fuori dalla finestra e dico” Non è bello guardare le mucche al pascolo su quei prati verdi? Arriva addirittura il suono dei loro campanacci al collo e lo scrosciare dell’acqua del torrente!”.
Lui che la sera, nella stessa posizione, mi dice” Si, è bellissimo e da qui oltre ai pascoli, la notte possiamo vedere il cielo pieno di stelle”.
Sarà stupido, troppo romantico, puerile, ma stasera a me basta questo per dimenticarmi di tutti gli inconvenienti e pensare che, forse, abbiamo fatto la scelta giusta.